Momodesign e il casco futurista

Ispirazioni militari e fantasy con dotazioni high-tech per Aero, il nuovo jet del marchio italiano
Momodesign e il casco futurista

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Pubblicato il 2 novembre 2018, 10:57 (Aggiornato il 2 novembre 2018, 14:42)

Momodesign decise di entrare nel settore delle due ruote nel 2000, sviluppando il primo casco per lo scooterista metropolitano. Un oggetto la cui estetica dura nel tempo indipendentemente dalle mode del momento e rimane ancora oggi un riferimento nel segmento dei caschi demi-jet.

Compiuta la maggiore età, il casco Momodesign “cresce”, si sviluppa e si arricchisce puntando ad una gamma di utilizzatori più ampia.

E’ stato realizzato così Aero, dove la calotta accoglie e incorpora l’ampia visiera esterna e la forma propone un nuovo concetto di design progettato per dare al casco maggiore aerodinamicità e aumentarne le performance.

Momodesign compie così con Aero un nuovo passo verso il futuro nella categoria dei caschi jet; Aero è un modello nato da ispirazioni futuristiche, militari e fantasy con dotazioni high-tech, realizzato in Italia. Un design essenziale e pulito ma deciso e autorevole, con una forte personalità che racchiude in sé tutte le caratteristiche di un prodotto premium: aerodinamicità, movimento visiera innovativopatent pending”, sistema di ventilazione intelligente.

Aero, grazie al suo design compatto, punta a conferire a chi lo indossa un’ampia visibilità, silenziosità e una maggiore sicurezza alla prova scivolamento. Lo spazio tra il meccanismo e la sfericità interna della calotta alloggia una struttura alveolare che assorbe l’impatto laterale.

PRIMA DEI CASCHI – Forse non tutti sanno che Momodesign fu fondata dal pilota amatoriale Giampiero Moretti (la sigla MOMO sta per Moretti-Monza perché la prima corsa l’aveva fatta proprio su questo autodromo). L'azienda si fece conoscere dal grande pubblico quando, nel 1964, il pluricampione del mondo John Surtees, guidando una Ferrari e incuriosito dal volante che vi era installato, volle provarlo sulla sua monoposto. Si trattava di un volante dotato di un'impugnatura più spessa rispetto ai normali volanti da competizione. La Ferrari di Surtees equipaggiata con il volante MOMO fu la vettura che, a fine campionato, vinse il titolo iridato. Fu allora che Moretti decise di trasformare la propria passione in una realtà industriale.

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