Test Ducati Hypermotard 698 Mono, i voti del #SottoEsame

Test Ducati Hypermotard 698 Mono, i voti del #SottoEsame#sottoesame

La prima Ducati monocilindrica dell’era moderna è una fun bike pura, capace di divertire e al tempo stesso essere molto efficace. L’abbiamo provata in pista, ecco come se l’è cavata alla prova del nostro #SottoEsame

Redazione - @InMoto_it

È un momento magico, per Ducati. Qualunque progetto in cui si lanciano sembra avere successo; dal Motorsport (nel 2023 hanno vinto praticamente qualunque campionato) alle vendite delle moto in concessionario. È come se il mondo urlasse all’unisono “Forza Ducati!”. E cosa fai quando sei sulla cresta dell’onda? Batti ferro finché è caldo; continui a investire, a innovare e soprattutto non ti adagi sugli allori perché sai che la concorrenza di certo non lo farà. Ecco perché un nuovo progetto come la Ducati Hypermotard 698 Mono e il suo stupefacente motore monocilindrico, nonostante possa sembrare azzardato, è una mossa furba. Perché rompe gli schemi, allarga gli orizzonti verso nuove opportunità. L’abbiamo messa alla frusta nel circuito di Lucas Guerrero, rinomato kartodromo nei pressi di Valencia; ecco come se l’è cavata alla prova del nostro #SottoEsame.

DUCATI HYPERMOTARD 698 MONO: DESIGN

A livello estetico c’è poco da dire, le moto di Borgo Panigale sono sempre curate in ogni dettaglio, e questa Ducati Hypermotard 698 Mono non fa eccezione. A sentire i designer, sono stati proprio i motard da gara l’ispirazione durante la fase di disegno delle sovrastrutture. E in effetti la sella piatta, i fianchetti simili a tabelle portanumero e il parafango anteriore alto non lasciano spazio a molti dubbi. Le plastiche sono ben rifinite, gli accoppiamenti solidi. Un appunto? Data la novità e la freschezza del progetto, un faro più originale e differente dalla sorella Hyper 950 non avrebbe guastato. Tra i due modelli, standard e RVE, di sicuro è quest’ultima a vincere il premio “appariscenza”, nel bene e nel male. VOTO 8,5

DUCATI HYPERMOTARD 698 MONO: CONTENUTI TECNICI E DOTAZIONE

Naturalmente il cuore di ogni Ducati che si rispetti è il motore e per la Ducati Hypermotard 698 Mono non si è badato a spese. Nasce da una costola del bicilindrico Superquadro di 1.285 cc della 1299 Panigale. Di quel motore infatti mantiene l’alesaggio di 116 mm, abbinato a una corsa di 62,4 mm per una cilindrata totale di 659 cc. È un motore tecnologicamente avanzato, come dimostrano le valvole di aspirazione in titanio, la camicia del cilindro in alluminio, lo spinotto dotato di riporto DLC e naturalmente la distribuzione Desmodromica, che gli permette di raggiungere regimi elevatissimi (il limitatore è posto a 10.250 giri) ed erogare una potenza di 77,5 CV a 9.750 giri e 63 Nm. Inoltre, montando il kit di scarico racing Termignoni (comprende anche mappa dedicata e filtro aria), la potenza aumenta di 7 cavalli raggiungendo quota 84,5 CV. Completissima l’elettronica, ormai marchio di fabbrica di ogni Ducati. Grazie a una piattaforma inerziale a 6 assi, ci sono ABS Cornering (con funzione specifica per controllare la derapata chiamata "Slide by Brake"), controllo di trazione, anti-wheelie (con un livello dedicato all’assistenza alle impennate, chiamato Wheelie Assist), freno motore regolabile, Power Launch (partenze a razzo) e quickshifter bidirezionale (di serie sulla speciale versione RVE che aggiunge anche la colorazione dedicata con telaio nero e grafica speciale). L’obiettivo dei progettisti era offrire una moto leggera: ecco perché il telaio è sì in traliccio in acciaio, ma i tubi hanno spessori differenziati, per raggiungere appunto il miglior rapporto tra rigidità e leggerezza. Il risultato? 151 kg in ordine di marcia (senza carburante), niente male. I cerchi da 17 sono in lega (pesano meno dei raggi) e calzano pneumatici 120/70 e 160/60 (Pirelli Diablo Rosso IV). Sospensioni: davanti c’è una forcella Marzocchi regolabile di 45 mm, dietro un mono anch’esso completamente regolabile che lavora con un sistema di leveraggi. Il lungo e sottile forcellone bibraccio è in alluminio. L’impianto frenante prevede un solo disco all’avantreno da 330 mm lavorato da una pinza radiale. Tutto l’impianto è fornito e sviluppato da Brembo. VOTO FINALE 9

DUCATI HYPERMOTARD 698 MONO: COMFORT ED ERGONOMIA

Sella alta (904 mm, ma volendo si può abbassare fino a quasi 5 cm), stretta e piatta, manubrio alto e largo, peso esile. Sì, la Ducati Hypermotard 698 Mono profuma di divertimento già da ferma, appena saliti in sella. Tra le gambe è davvero smilza, le ginocchia sembrano potersi toccare. Non è una moto pensata per i grandi spostamenti, il comfort di per sé non è granché, ma guidarla per esempio in città non richiede chissà quali sacrifici. È vero, le vibrazioni ci sono ma rimangono ampiamente nella soglia dell’accettabile e la sella non è sottile come potrebbe sembrare. Si sta col busto eretto, le gambe racchiuse, i piedi correttamente arretrati, i gomiti alti. L’invito a mordere ogni curva è lampante, ma si può guidare anche a passeggio senza essere strattonati. VOTO 7

DUCATI HYPERMOTARD 698 MONO: PIACERE DI GUIDA

Ho un ricordo piuttosto vivido della prima Ducati Hypermotard, la 1100. Era una moto estremamente affascinante, smilza e con un’agilità sorprendente. Ma era piuttosto complicata da portare al limite, soprattutto per via di un avantreno che aveva la fastidiosa tendenza a chiudersi più del dovuto. Per quanto siano passati tanti anni da allora, mentirei se dicessi che sono salito in sella senza nessun preconcetto. Ma proprio per questo, devo fare i complimenti a Ducati. Perché sono riusciti a realizzare una moto incredibilmente agile, al limite del “nervoso”, ma anche precisa e stabile di avantreno. Tecnici e collaudatori hanno dichiarato di aver trascorso tantissime ore in test e sviluppo per trovare proprio quel magico equilibrio: da una parte si voleva la tipica agilità dei motard da gara, dall’altra non si voleva sacrificare troppo la presenza di avantreno. E le centinaia di ore hanno portato a un eccellente risultato. La Hypermotard 690 Mono curva col pensiero, basta un dito sul manubrio per farla scendere in curva e mantenere poi la linea; per non parlare dei cambi di direzione, praticamente istantanei. Allo stesso tempo però hai in mano uno sterzo solido (non come su una stradale pura, chiaramente, ma più di qualsiasi altro motard), che ti bombarda di informazioni e quindi di sicurezza. Non ci sono spigoli nella sua guida, tutto è armonico e perfettamente tarato. Ed è così che bastano poche curve dentro al kartodromo per ritrovarsi a forzare gli ingressi curva, ad anticipare l’apertura del gas, a ingarellarsi con i colleghi. Tanto che dopo tre turni senti il bisogno di più sostegno in frenata, perché la forcella affonda troppo repentinamente. Detto, fatto: tre click sono sufficienti per sentire molta differenza, e questo è un altro grande punto a favore della nuova Hyper: è una moto che sente le modifiche. Ah, e poi c’è il motore. Che per quanto ci riguarda, è con tutta probabilità il nuovo riferimento dei monocilindri. E lo è per diversi aspetti, primo: la dolcezza. Scordatevi gli strattoni tipici dei motori di questa architettura, qui troverete tanta dolcezza e regolarità di funzionamento. Merito di un attento studio sulle vibrazioni. Non fosse per le pistonate che escono dallo scarico, si potrebbe scambiare per un bicilindrico. Altro motivo di vanto è l’erogazione. Fluida, pastosa e piena a qualunque regime, non ha alcun tipo di scalino; la versione con scarico completo Termignoni (che abbiamo utilizzato per gli ultimi tre turni) riesce a fare anche meglio. Infine, oltre alla spinta costante, il mono Ducati possiede anche un’incredibile capacità di allungo. Quando pensi che sia il momento di cambiare, attorno ai 9.000 giri, lui invece ne ha ancora, arrivando con slancio fino a poco oltre i 10. Cosa gli manca quindi per essere perfetto? Un pelo di cattiveria ai bassi, il rinomato “brap” tanto caro a chi fa enduro. Ma per il resto, è un motore da 10 e lode. Tra l’altro è accompagnato da un’elettronica estremamente evoluta, che permette di divertirsi senza rischiare inutilmente. Soltanto l’assistente alle derapate non è proprio…per tutti, mettiamola così. In generale però, se non resistete al fascino motard, a oggi non c’è di meglio in circolazione. VOTO 9

DUCATI HYPERMOTARD 698 MONO: RAPPORTO QUALITÀ/PREZZO

Le Ducati non sono per tutti e la Hypermotard 698 Mono non fa eccezione: si parte da 12.890 euro (1.000 euro in meno se depotenziata), ma ne servono 1.000 in più per la RVE, che sul piatto mette la livrea speciale “Graffiti” realizzata con decal ad acqua e il quickshifter bidirezionale. VOTO 6,5

DUCATI HYPERMOTARD 698 MONO: CONCLUSIONI

È un momento magico, per Ducati. Hanno avuto in dono il tocco di Mida, tutto quello che sfiorano diventa oro. E questa nuova Hypermotard è senza dubbio il primo capitolo di una nuova, entusiasmante storia. Non è una moto per tutti, ma nel suo segmento riesce a fare la differenza grazie alle prestazioni del motore e al pacchetto tecnologico. VOTO FINALE 8

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