Prova Aprilia Tuareg 660, i voti del #SottoEsame

Prova Aprilia Tuareg 660, i voti del #SottoEsame#sottoesame

È ufficiale, le enduro capaci di far sognare spazi inesplorati sono tornate nel cuore dei motociclisti. E da oggi c’è una nuova, splendida protagonista, tutta italiana. Pregi, difetti, piacere di guida e prezzo della nuova Tuareg. Avrà meritato la lode?

Ci sono nomi capaci di far tornare alla memoria incredibili avventure di gioventù. Uno di questi è sicuramente Aprilia Tuareg; quanti di voi ne hanno posseduta una? Tanti, ne siamo certi. Oggi Aprilia propone una moto che solletica quei ricordi ma che è figlia di questi tempi. Ruota da 21 davanti, sospensioni lunghe e forme da stambecco, la nuova Tuareg 660 esprime al meglio la il concetto di enduro di media cilindrata. Lunghi viaggi, strade sterrate, belle pieghe su asfalto: queste le promesse. La piattaforma motoristica è condivisa con le due sportivette, RS e Tuono, ma il resto è tutto progettato per lei e lei soltanto. Vediamo come se l’è cavata alla prova del nostro #SottoEsame.

APRILIA TUAREG 660: DESIGN

Il design dell’Aprilia Tuareg 660 è frutto del lavoro del PADC (Piaggio Advanced Design Center), a Pasadena, in California, guidato dalla mente geniale di Miguel Galluzzi. L’idea alla base era una moto essenziale, priva di ogni particolare che non avesse una funzione specifica. Un’ispirazione che arriva dal mondo degli articoli tecnici per le attività adventure: oggetti funzionali, che fanno dell’aspetto tecnico la propria bellezza. Per esempio, il cupolino è formato dal solo plexi, la cui trasparenza lascia in vista il supporto rifinito. Oppure la doppia carenatura, che ha una specifica funzione aerodinamica (come RS e Tuono 660). In generale le linee si inseriscono bene nella gamma 660, senza risultare banali. A noi, piace! VOTO 8

APRILIA TUAREG 660: CONTENUTI TECNICI

Come anticipato, la nuova Aprilia Tuareg 660 utilizza il bicilindrico parallelo delle medie di Noale, pensato fin dalla nascita per equipaggiare moto di diversa estrazione. Ovviamente è stato adattato grazie a sapienti modifiche (scarico, centralina, assi a camme…) per donare un’erogazione più corposa ai medi regimi: la potenza scende a 80 CV (disponibile depotenziata per le patenti A2) mentre la coppia sale a 70 Nm. Il motore è assistito da un’elettronica completa (sprovvista però di piattaforma inerziale) che attraverso la strumentazione TFT da 5 pollici permette di regolare mappature, traction control, ABS (disattivabile) e addirittura freno motore. La ciclistica invece è tutta nuova: un tubolare in acciaio accoppiato a staffe in alluminio è collegato al motore in sei punti; le sospensioni (ovviamente regolabili) come anticipato sono a lunga escursione, 240 mm per entrambe (il mono è collegato a un leveraggio progressivo). E grazie a furbi accorgimenti, il peso si ferma a soli 204 kg con il pieno, mentre il serbatoio da 18 litri permette fino a 450 km di autonomia. I cerchi, rigorosamente a raggi, hanno misure prettamente off-road: 21-18 pollici; i freni sono forniti da Brembo. VOTO 9

APRILIA TUAREG 660: ERGONOMIA E COMFORT

Una delle maggiori aree di studio per i tecnici è stata l’ergonomia. Si voleva una moto capace di affrontare qualunque ostacolo ma al tempo stesso facile, prima di tutto da manovrare. Le masse sono state quindi centralizzate nella zona sopra al motore, per avere sospensioni a lunga escursione e sella non alta da terra. Che comunque è a 860 mm, non pochissimi. Fortunatamente il girovita è da vera modella, aiutando così nel poggiare facilmente i piedi a terra. La protezione dall’aria è eccellente, la triangolazione non stanca nemmeno dopo molti chilometri. Vibrazioni? Qualcuna, soprattutto in zona pedane. Da segnalare ci sono giusto le pedane del passeggero, che a volte interferiscono con gli stivali del pilota, e la sella duretta. VOTO 8

APRILIA TUAREG 660: EFFICACIA DI GUIDA E FATTORE EMOZIONALE

A volte, cercare il compromesso tra due mondi può essere pericoloso. Si rischia di fare male entrambe le cose, ma questo non è il caso di Aprilia, che con la Tuareg 660 ha realizzato una moto piacevolissima su strada, esaltante in off-road. La parola d’ordine è intuitività: tutto con lei sembra facile. La risposta del motore, il lavoro delle sospensioni, l’equilibrio naturale della ciclistica; tutte cose che mettono il pilota in una condizione di fiducia, fin dai primi metri. Il bicilindrico ha perso qualche cavallo, vero, ma è comunque grintoso, per la cilindrata che ha. Ai medi regimi, quelli più utilizzati per strada, ha un’erogazione pastosa ma consistente, regolata da un comando del gas estremamente preciso. E precisa è anche la ciclistica. Nonostante le dimensioni, la ruota davanti è sempre stabilmente ancorata all'asfalto, non trasmettendo così fastidiosi ondeggiamenti al manubrio. È una moto leggera, che richiede pochissimo sforzo per curvare. Chiaro, non si può forzare la frenata come su una sportiva, altrimenti la forcella affonda con troppa decisione, ma la sua capacità di danzare tra le curve è comunque commovente. E in off-road stupisce. L’abbiamo già detto, ma è bene ribadirlo: è una moto estremamente intuitiva. Anche il novello del fuoristrada con lei avrà vita facile. Le sospensioni copiano a dovere qualunque genere di asperità, difficile mandarle in crisi. Scorrono e lavorano senza impuntarsi, anche su pietraie particolarmente rovinate. Il motore dolce ai bassi consente di giocare con il gas e innescare traversi con relativa semplicità, senza che il pilota si senta mai sopraffatto. Il cambio forse non è il più preciso della piazza e il freno posteriore potrebbe avere più mordente, ma sono dettagli decisamente trascurabili. VOTO 9

APRILIA TUAREG 660: RAPPORTO QUALITà/PREZZO

L’Aprilia Tuareg 660 è progettata, ingegnerizzata e assemblata in Italia. Uno sforzo notevole considerati i tempi, quando gran parte della concorrenza ha ceduto da tempo alla convenienza asiatica. Detto ciò, il prezzo è comunque interessante: da 11.990 euro (da 12.690 euro per l'evocativa Indaco Tagelmust). 

 VOTO 7,5

Aprilia Tuareg 660, LE FOTO DELLA PROVA

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APRILIA TUAREG 660: CONCLUSIONI

Questa Tuareg 660 non ha punti deboli. Si guida in maniera incantevole e disinvolta, è ben fatta, costa il giusto. Può fare davvero male sul ring contro le avversarie, anche perché porta sulle spalle un nome importante. Alcuni nostalgici le rinfacciano di non essere la vera erede della prima, leggendaria Tuareg, ma d’altra parte ogni moto è figlia dei propri tempi. Noi, siamo convinti che piacerà. VOTO FINALE 8,3

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