Honda su Honda: in viaggio con la storia della CB
Wheels&Waves è stata l’occasione per un confronto tra passato e presente. Fino Biarritz con la CB1000R, e lì ad attenderci c’era una splendida cinquantenne
Diego D'Andrea
Pubblicato il 15 gennaio 2020, 19:13 (Aggiornato il 20 gen 2020 alle 13:39)
ECCITAZIONE O PASSIONE?
Oggi, abituati alle moto di ultima generazione, l’aspetto prestazionale della CB Four passa in secondo piano. Ma non il piacere di guidare un mezzo così. Una volta acceso, il borbottio del propulsore si propaga alle braccia, scuote il corpo e si mette in sincrono con i battiti del cuore. Dai gas e via, snocciolando una marcia dietro l’altra. Il largo manubrio permette di timonare svelti tra le curve.

Una guida muscolare ma allo stesso tempo rotonda, mai legnosa. Qualcuno le chiama “sensazioni motociclistiche di una volta”. In questo caso, però, si tratta di sensazioni motociclistiche punto e basta. Per frenare bisogna strizzare forte la leva. Il gas glielo dai sempre tutto finché è lei stessa a dirti: basta, cambia marcia. Il contagiri lo puoi tranquillamente ignorare. Confrontarla con la produzione attuale? Non ha alcun senso. Eccitazione o passione? Amore o seduzione? Sarebbe come chiedere a James Bond di scegliere tra un Martini cocktail e le donne. Piaceri diversi ma irrinunciabili entrambi.
Finito il giro, fatalmente, la febbre sale. La voglia di cercarne una, magari da rimettere in sesto profondendole cure amorevoli, brucia forte. Perché cinquant’anni, portati così, non è cosa da tutti.
Video-Test Honda CB1000R: #SottoEsame
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