Sinner e la patente moto: “Tre volte bocciato”, ma con il sorriso

Un aneddoto divertente che mostra il lato più umano del tennista italiano più vincente di sempre nelle prove del Grande Slam, imbattibile con la racchetta ma...
Sinner e la patente moto: “Tre volte bocciato”, ma con il sorriso

Pubblicato il 3 aprile 2026, 23:18 (Aggiornato il 4 apr 2026 alle 08:01)

Il talento non sempre basta, almeno fuori dal campo da tennis. Anche Jannik Sinner, uno dei campioni più ammirati del circuito ATP, ha avuto le sue difficoltà… con la patente della moto. A raccontarlo è stato lui stesso, con grande autoironia, durante un momento di relax condiviso sui social insieme al suo team.
Nel corso di un siparietto con il coach Darren Cahill in un vlog pubblicato sul proprio canale YouTube, l’altoatesino è stato messo alle strette con una domanda tanto semplice quanto imbarazzante: "Ora devi essere onesto. Quante volte hai dovuto ripetere l’esame per la patente della moto?" Dopo qualche esitazione e un sorriso, Sinner ha ammesso candidamente: "Tre volte". Evidentemente, tra un ace e un rovescio vincente, i quiz della patente non rientravano nel piano di allenamento.

Non solo ace: l’esame più "difficile" di Jannik

La risposta ha scatenato le risate dei presenti e la simpatia dei fan, anche perché è difficile immaginare uno come lui in difficoltà. In campo sembra leggere il gioco con qualche secondo di anticipo; davanti ai segnali stradali, invece, pare che qualche dubbio sia venuto. Diciamo che il rettilineo lo domina… ma quello con le precedenze un po’ meno.
L’episodio, diventato rapidamente virale, mostra un lato diverso del tennista: più umano, lontano dalla concentrazione glaciale che lo contraddistingue durante i match. Perché se sulla terra rossa sbaglia raramente, davanti a un esame teorico può capitare di “steccare”. Letteralmente.

Nonostante l’imbarazzo iniziale, il numero uno italiano ha trasformato tutto in un momento di leggerezza, dimostrando di sapersi prendere poco sul serio. E forse è proprio questo il suo colpo migliore: non il dritto, non il servizio, ma la capacità di ridere dei propri errori.
Perché, in fondo, anche i campioni sbagliano.

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