A Bologna la Zona 30 non basta, è in arrivo la Zona 20

Dopo avere riscritto il provvedimento della Zona 30, per superare il blocco del Tar, l'amministrazione bolognese vuole andare oltre
A Bologna la Zona 30 non basta, è in arrivo la Zona 20

Alessandro VaiAlessandro Vai

Pubblicato il 31 marzo 2026, 17:33

Bologna si conferma come pioniera italiana delle innovazioni sulla mobilità urbana. Dopo essere stata la prima città ad abbassare i limiti di velocità in maniera generalizzata, creando una “Zona 30” che ha riguardato una grande area urbana, ora Bologna si prepara ad andare oltre, attivando una “Zona 20” in delle zone selezionate, in particolare in prossimità di alcune scuole. Il provvedimento è ancora in via di definizione ma nel frattempo il comune bolognese sta riscrivendo quello della Zona 30, che era stato bloccato dal Tar.

BOLOGNA, ECCO LA NUOVA ZONA 20

I giudici, infatti, avevano bloccato il provvedimento proprio perché riguardava un'area troppo grande, andando contro alle norme del Codice della Strada. Così, la nuova Zona 30 non sarà più “a tappeto” ma riguarderà una serie di aree ben precise. Tornando alla “Zona 20” che è in via di definizione, il suo scopo è quello di aumentare la sicurezza intorno ai plessi scolastici. La zona interessata si trova nel quartiere Navile tra le vie Erbosa, Gobetti, Cristoforo da Bologna, Manin. In questa zona si trova il complesso scolastico intorno al Parco Grosso, dove si trovano una scuola primaria, una dell'infanzia e un nido.

L'ATTENZIONE VERSO LE SCUOLE

Oltre alla creazione della Zona 20, verranno modificate le zone di ingresso alla scuola, con stalli di sosta e la creazione di una piazza pedonale, dotata di dispositivi di moderazione del traffico. Poi verranno realizzati dei restringimenti a clessidra della carreggiata per far rallentare le auto, rendendo i percorsi pedonali più accessibili con nuove rampe e aumentando la visibilità degli attraversamenti. Infine verranno creati dei percorsi casa-scuola per i bambini, con segnaletica orizzontale ed elementi grafici a terra e cartellonistica.

RIDURRE I RISCHI

Partendo dal presupposto che l'intento di ridurre al minimo i rischi intorno alle scuole è assai lodevole, abbiamo qualche dubbio sulla metodologia. Da 30 km/h un'auto, una moto o uno scooter, si arrestano in pochi metri; ovviamente da 20 km/h ne servono ancora di meno, ma la differenza è risibile quindi non si capisce il senso di questa misura. Se l'idea è quella di salvaguardare i bambini e che frequentano, allora tanto vale creare delle aree pedonali al loro esterno, impedendo del tutto il transito delle auto e degli altri veicoli.

CAMBIARE MENTALITA'

In questo modo i bimbi verrebbero anche educati a distaccarsi da quell'idea, tipicamente italiana, che la macchina vada lasciata il più possibile vicino al luogo di destinazione, a prescindere da quale sia la disponibilità di parcheggi e di come siano regolati. Basta osservare l'uscita di una qualsiasi scuola italiana per rendersene conto e si vedranno decine di auto ammassate e lasciate anche sui marciapiedi per arrivare più vicino possibile al povero infante, che, poverino, non può mica percorrere più di 10 metri da quando esce dalla scuola a quando entra in macchina.

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