Indian si prepara al rilancio con una nuova proprietà

C'è un nuovo CEO e un programma a lungo termine che punta a mantenere tutta la forza lavoro e gli impianti già esistenti. Il motto del nuovo corso sarà "Built in America"
Indian si prepara al rilancio con una nuova proprietà

Michele LallaiMichele Lallai

Pubblicato il 10 febbraio 2026, 09:49

Indian Motorcycle apre ufficialmente un nuovo capitolo della propria storia. Il 2 febbraio 2026 segna infatti la chiusura dell’accordo tra Polaris e il fondo d’investimento Carolwood LP, che acquisisce lo storico marchio americano rendendolo una realtà indipendente, interamente focalizzata sul mondo delle due ruote. Nell'ultimo periodo la crisi si è fatta sentire e i la nuova proprietà arriva in un momento cruciale per continuare le attività della prima casa motociclistica americana, proprio durante le celebrazioni del 125° anno. Una iniezione di vita che fa ben sperare per il futuro.

Un nuovo CEO e una nuova strategia

A guidare la nuova fase è Mike Kennedy, manager di lunga esperienza nell’industria motociclistica, nominato CEO con l'obiettivo di rafforzare l’identità del marchio e accrescerne la rilevanza globale, sfruttando la libertà operativa che deriva dall’essere una società autonoma e non più parte di un gruppo che si occupava di tutt'altro.

Il nuovo capo parla di una strategia di lungo periodo che mette al centro il prodotto e l’esperienza del cliente. Gli investimenti saranno indirizzati verso ciò che i motociclisti considerano davvero essenziale: qualità costruttiva, prestazioni, tecnologia utile e un legame autentico con il carattere storico del marchio. Kennedy insiste su tre concetti chiave: performance, artigianalità e identità affinando quello stile inconfondibile che ha reso il marchio un’icona.

Un ruolo centrale sarà rivolto alla rete vendita globale. La nuova proprietà considera i concessionari non come semplici punti di distribuzione, ma come partner strategici. L’obiettivo dichiarato è costruire quella che Kennedy definisce “la migliore esperienza dealer del settore”, e i concessionari saranno coinvolti non solo nelle dinamiche commerciali ma anche nei processi decisionali legati allo sviluppo prodotto e al marketing. Una scelta che rende il nuovo progetto "orizzontale" e che prova a riallacciare i rapporti con i clienti dopo qualche anno di difficoltà.

Che succede ora?

Dal punto di vista industriale l’operazione non comporta delocalizzazioni. La produzione rimarrà negli stabilimenti esistenti di Spirit Lake, in Iowa, e Monticello, in Minnesota, mentre i centri di ricerca e sviluppo continueranno a operare a Burgdorf, in Svizzera, e in Wyoming, Minnesota. Circa 900 dipendenti passano sotto la nuova struttura societaria, garantendo continuità operativa, mentre vendita, assistenza e supporto ai clienti proseguiranno senza interruzioni.

Per Kennedy, il “Built in America” è visto come un vantaggio competitivo. In un mercato globale sempre più standardizzato, l’identità produttiva diventa parte integrante del valore del prodotto. La sfida ora è trasformare questo concetto in vendite, consapevole della pressione competitiva in un segmento premium sempre più affollato. 

 

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