Addio ad Agostino ’o pazzo: motociclista-leggenda dei Quartieri Spagnoli

Pubblicato il 5 dicembre 2025, 14:12 (Aggiornato il 5 dicembre 2025, 13:24)
Negli anni Settanta, quando i vicoli dei Quartieri Spagnoli di Napoli erano un teatro vivo di storie e leggende metropolitane, una figura divenne simbolo di audacia e follia romantica: Antonio Mellino, per tutti “Agostino ’o pazzo”. È scomparso a Napoli all’età di 73 anni, portando via con sé uno dei racconti più pittoreschi della città. La sua fama nacque dalle imprese in sella alla sua Gilera, con cui sfrecciava tra le strade strette e tortuose come se fossero una pista da gran premio. Amava Giacomo Agostini, il campionissimo italiano, e proprio da quella passione era nato il soprannome con cui sarebbe stato ricordato per oltre mezzo secolo.

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Le sue acrobazie non erano semplici esibizioni: erano eventi di quartiere che attiravano folle di gente, ragazzi appollaiati sui lampioni e curiosi che si affacciavano dai balconi per vedere passare quel lampo rombante. Un entusiasmo talmente travolgente da portare, nell’agosto del 1970, a scontri violenti con le forze dell’ordine, preoccupate per la sicurezza e per la gestione della calca. La sua storia divenne così eclatante che, un mese dopo, Agostino venne arrestato in piazza del Gesù: ironia della sorte, non mentre sfrecciava in moto ma mentre camminava tranquillamente.
La notorietà di Mellino superò presto i confini di Napoli. I giornali nazionali iniziarono a parlare di lui e la sua figura conquistò persino il cinema. Il regista Umberto Lenzi, maestro del genere “poliziottesco”, volle Agostino nei suoi film per dare autenticità alle scene d’azione. Nel 1971 Mellino comparve in “Un posto ideale per uccidere” accanto a Irene Papas e Ornella Muti, interpretando sé stesso: un riconoscimento che trasformò un ragazzo dei Quartieri in un personaggio della cultura pop dell’epoca. Tentò poi la strada del circo con Heller Togni e si dedicò anche agli spettacoli comici, in cui comparve talvolta un giovanissimo Massimo Troisi.
Negli ultimi anni, Agostino aveva imbracciato una vita più tranquilla, dedicandosi all’attività di antiquario e robivecchi in piazza Girolomini, proprio accanto all’ormai celebre murale attribuito a Banksy. La sua bottega era diventata una sorta di meta turistica: in molti gli chiedevano una foto, come si fa con chi incarna uno spicchio autentico di storia cittadina.
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