In moto dopo la pensione: lascio o raddoppio?

In moto dopo la pensione: lascio o raddoppio?

Giunti ad una certa età è ancora giusto usare la moto? Non sarebbe meglio smettere? Ecco perché smettere è l'ultima delle cose che dovreste pensare di fare

Redazione - @InMoto_it

Ne abbiamo parlato un po' di tempo fa e mi è sorta una domanda: ma la moto è il mezzo adatto per chi ha già un certo kilometraggio in termini di giorni? Non sarebbe opportuno un comodo e spazioso Minivan? Seduta rialzata per agevolare salida e discesa, guida in alto per essere in controllo del traffico, buona capacità di carico per le scorte d'acqua al supermercato, gli attrezzi per il giardinaggio, i giochi dei nipoti, centomila controlli elettronici a compensare l'inevitabile calo delle capacità fisiche e cognitive del pilota.

Forse alla soglia della pensione potrebbe valer la pena fare un ultimo furbo investimento in un mezzo simile, magari di fabbricazione tedesca, robusto, affidabile, discreto.

Certo, se uno pensa alla pensione come ad un'età di fine percorso, dove cominciare a non essere più d'intralcio, in cui godersi in maniera discreta gli anni del tramonto, nella speranza che sia un lungo e caldo tramonto estivo, indubbiamente un bel minivan è il mezzo giusto.

Ma in realtà, analizzando con un po' di distacco, è evidente che sia la scelta sbagliata

Uno Stato lungimirante doterebbe ogni over 60 di una moto, o almeno di uno scooterone. Ecco il perché, ovviamente secondo un mio modestissimo e opinabilissimo parere.

Anzitutto, la moto è un mezzo che richiede impegno. Avere 60 anni oggi non assomiglia a quando aveva 60 anni mio nonno. Adesso i sessantenni sono attivi, giovanili, per usare un'espressione che non amo particolarmente: integri. Allora, la moto è il mezzo giusto per tenerli attivi. E attenzione, il maggior sforzo richiesto dalla moto è a livello cognitivo. La moto ha una componente fisica ed è innegabile ma richiede un impegno cerebrale importante. Usare la moto rende attiva la testa, rende giovanili i pensieri. E lo fa con due percorsi: l'utilizzo, che ci richiede costantemente una gestione di input e una serie di risposte adeguate e lo fa con la passione. Usare la moto, pianificare un'uscita, informarsi per cambiare le gomme, documentarsi, leggerne, sono tutte attività cognitivamente ricche, che mantengono attivo il cervello. Ho l'esempio di mio babbo, abbondantemente over 60, che da un annetto ha cambiato moto. Non solo moto, anche marca. Via ogni abitudine, moto nuova, comandi nuovi, elettronica nuova. Ha studiato più di un maturando in vista dell'esame di quinta superiore. Ha studiato, letto, chiesto, si è confrontato. E' ringiovanito di almeno 10 anni.

La moto mantiene il cervello giovane, ne pretende un buon utilizzo

Come anticipato, anche fisicamente la moto è impegnativa. E, soprattutto, richiede freschezza. In moto possiamo capire velocemente come stiamo, quanto soffriamo in un giro con gli amici, come gestiamo il caldo, il freddo. Conosco signori che si trascurano ma che per un'uscita in moto manca solo che controllino pressione delle gomme e pressione arteriosa per essere sicuri di godersi il giro. Andare in moto regolarmente è un buon allenamento ed un ottimo termometro del nostro stato di salute, della nostra forma.

In più, con l'avanzare dell'età i nostri spigoli caratteriali non si limano ma si acuiscono, peggiorano. Se ci limitassimo ad andare al bar, ad uscire in bicicletta, a frequentare circoli finiremmo per isolarci. Crescendo siamo più predisposti a litigare e meno a mediare. Siamo permalosi e ci risentiamo. Questo è un dramma, perdere socialità è devastante ad ogni età. Nel momento in cui smettiamo di uscire e confrontarci il nostro processo di invecchiamento prende un'accelezione devastante.

E allora, cosa c'è di meglio di un'attività da fare con gli amici dove per la maggior parte del tempo stai da solo, col casco e non parli con nessuno? E quando finisci il tuo giro sei così di buon umore che accetti pure di fare taglieri misti da dividere quando sei seduto di fianco a quello che mangia più di chiunque. Quando scendi hai voglia di chiacchierare e stare con gli altri perché sai che quando non ne potrai più dovrai semplicemente chiudere il casco e ripartire.

Qualcuno potrebbe obiettare che la moto è un mezzo pericoloso, rischioso. Mi verrebbe da dire che allora sarebbe da vietare ai ventenni e non da obiettare se un over 60 la usa. Ricordiamoci poi sempre che un motociclista, proprio perché passa i km esposto ai rischi che anche altri possono provocare, ha una maggiore attenzione e rispetto quando si muove con altri mezzi. E' abituato ad avere mille occhi e mille orecchie per anticipare ogni siturazione.

Resta solo da avere un po' di testa nel capire che i riflessi, per quanto li manteniamo giovanili, un po' sono rallentati, che forse è meglio usare la scusa della prostata per fare una sosta in più e ricaricare le pile bevendo qualcosa.

Forse superati i 60 sarebbe opportuno anche adeguare il mezzo. Cosa significhi adeguare il mezzo lo lascio decidere a voi. Serve un mezzo meno potente per non cadere in tentazione? Serve un mezzo più comodo? Serve un mezzo più performante, anche se ci limitiamo a sfruttarlo? Serve un mezzo più leggero? Forse superata una certa età serve cambiare mezzo con maggiore frequenza, per ripondere con maggiore precisione agli stimoli che può gestire il nostro corpo. 

Al di là di questo, la moto presenta mille risvolti positivi che possono aiutarci a gestire meglio ogni fase della nostra età, anche il tramonto. Per alcune sue caratteristiche: si tratta di una passione e come tale assorbe e ci fa rilasciare ormoni che mettono buon umore; è complessa e quindi richiede impegno e costanza.

L'importante, e questo vale ad ogni età, è ricordarsi che si deve sempre accendere sia il cervello che la moto, in questo esatto ordine.

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