Mugello, quali colpe per quelle colline vuote?

Mugello, quali colpe per quelle colline vuote?

Vedere il circuito domenica ha fatto male, adesso mettere in fila i perché non basta, occorre provare a dare risposte. Perché la gente ama andare a vedere le corse e per tenerla lontana ci vuole impegno

Nicolò Bertaccini

La MotoGP è un prodotto. Le moto corrono, i piloti corrono, i team corrono ma il tutto funziona se qualcuno è disposto per pagare il prodotto. Lo sport, come tanti altri spettacoli, vive se qualcuno è disposto a pagare. Quanto e quanti sono disposti a pagare fa la differenza, crea più o meno risorse per far crescere uno sport. E' un equilibrio, non così complesso come vogliono spiegarci, ma è comunque un equilibrio da mantenere e provare. Anche perché attorno ci sono tante bocche da sfamare. Lo scorso week end di corse al Mugello è stato abbastanza avvilente. Non da un punto di vista sportivo.

Restiamo in orbita MotoGP, per semplificare. Moto italiane e piloti italiani dominanti in prova, con risultati eccitanti. Risultato della domenica che pareva perfetto per far godere più persone possibili. Ci mettiamo anche la chicca della conferenza stampa di Marquez (piccola parentesti: spero che Marc sia ben consigliato perché lui ha un coraggio che mi pare vada ben oltre il buon senso, spero che abbia accanto chi gli può dare i giusti consigli) che aggiungeva contenuto.

Il prodotto c'era, qualcuno non l'ha venduto

Certo, che il prodotto funziona lo scopri dopo, ma un week-end come quello passato non è stato un Gronchi Rosa, siamo sinceri. 

Uno dei primi motivi per cui un prodotto non si vende è il pricing, come dicono quelli bravi. Il prezzo non è corretto. Diciamolo, andare al Mugello a vedere le moto girare costa troppo. Non tanto, proprio troppo. E' sempre costato troppo. Solo che gli scorsi anni c'era una sorta di incentivo, come quelli statali, c'era Valentino che, seppur non competitivo, attirava. Fra l'altro, penso sia stato sottovalutato che a fine carriera attirava anche di più perché ogni anno avrebbe potuto essere l'ultimo, come per i concerti di Vasco, che ogni volta ti chiedi dove trovi voglia e forza. 

Episodio personale: qualche anno fa fui invitato a Misano a vedere le corse da un fornitore dell'azienda dove lavoravo (che non aveva alcuna attinenza con il settore moto). Loro sponsorizzavano un team della Moto3 e mi invitarono a “veder correre Valentino”. La Moto3 era la via economica per accedere a Valentino, per portare i clienti a vedere Valentino. Tanto finita la gara di Moto3 non è che fanno uscire la gente, una volta che sei lì ci resti. Io penso che la portata sia un po' stata sottovalutata, che un po' in troppi abbiano pensato “eh ma quant'è che non è competitivo?”. Lascia perdere, quant'é che Axl Rose fa cantare metà delle canzoni al pubblico senza pronunciare una sola nota?

Quindi il prodotto di questo 2022 si è rivelato molto valido ma diverso

Era un gran bel prodotto ma non era lo stesso. E se ragioniamo da appassionati di moto forse ci perdiamo l'insieme. 

Allora, dicevamo, il pricing era sbagliato ed è mancata la voglia di vendere un prodotto diverso. Per me non ha senso far leva sulla mediaticità dei protagonisti, non è loro compito vendere il prodotto, loro lo realizzano. Lo capisco anch'io che vendere Valentino, Mike Tyson, Alberto Tomba è più facile ma si può vendere molto bene anche Roby Baggio, Ronaldo e la nazionale di Velasco. Spero sia chiara la differenza, cito sportivi eccellenti ma alcuni con doti comunicative e mediatiche più marcate. Se quello che devo vendere è un evento sportivo, su quello mi devo concentrare. Poi, ovvio, se mi capita Alberto Tomba faccio prima che con Andrea Pirlo, ma non significa che lo venda peggio. 

Quindi il problema in parte era che il prodotto era diverso ed in parte era il potere economico delle persone che adesso è diverso. Occorreva un atto di consapevolezza e coraggio. Bisognava guardare il prodotto che si offriva, capire se si poteva o doveva aggiungere qualcosa, capire quale poteva essere il suo valore aggiunto e poi lanciarlo. E per lanciarlo, un prodotto, spesso ha bisogno di un'offerta, non di pacchetti vincolanti di più giornate. Aveva bisogno di più elasticità, aveva bisogno di essere arricchito di servizi.

Quanti business non vivono più della loro attività caratteristica ma di servizi accessori?

Se avete un paio d'ore ve li elenco. Ecco cosa è mancato, è mancato il coraggio di pensare ad un'esperienza diversa, più ricca. Invece il ragionamento è stato: se prima erano in 10 e pagavano 5, adesso se sono 5 e gli chiediamo 10 i conti tornano. Non son tornati, mi pare. Per il circuito, per chi lavora attorno al circuito, per chi vi ha corso, per chi l'ha visto.

Io penso che ormai lo sport che amiamo sia uno sport professionistico senza "se" e senza "ma" e come tale bisognerebbe trattarlo. Vogliamo mantenere la purezza del momento sportivo e non contaminarlo con discorsi economici? Perfetto, però trovate qualcuno che se ne occupi, qualcuno che analizzi cosa attira le persone e lo evidenzi e valorizzi. Perché il circo è costoso e per mantenerlo al top servono soldi. Non penso che siamo ancora pronti al Mugello vuoto, anche perché la gente non ha perso la voglia di andare alle corse (chiedere a Imola come sono andati con la F1), la gente vuole capire cosa compra e se lo sta comprando al prezzo giusto.

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