Mobilità: le città italiane poco interessate a moto e scooter

Mobilità: le città italiane poco interessate a moto e scooter

La 6a edizione di Focus2R, il rapporto riguardante la mobilità a due ruote nei comuni italiani, regala un’immagine di indifferenza delle municipalità nei nostri confronti. Pochi parcheggi, poca attenzione alla sicurezza

Si chiama Focus 2R, e per il sesto anno consecutivo è il rapporto elaborato da Confindustria ANCMA e Legambiente, in collaborazione con Ambiente Italia, per fotografare la situazione della mobilità ciclistica e motociclistica nelle nostre città. 106 le città che hanno ricevuto le domande, 94 quelle che hanno risposto con dati relativi al 2020. Per altre 10 sono stati usati i dati del 2019, per Cosenza quelli del 2018, Viterbo non ha fornito nessuna risposta.

Il rapporto finale è stato presentato in una lunga videoconferenza, alla quale hanno fatto seguito una tavola rotonda con gli assessori alla mobilità delle principali città italiane. In chiusura non è mancata la good news, la buona notizia. Meno male, perché il resto del convegno non è stato esaltante per noi motociclisti.

Si sono dimenticati delle moto?

Tanto per cominciare si è parlato praticamente solo di biciclette. La sbornia dei comuni oggi è tutta per le bici, meglio se a pedalata assistita. Poi però, quando al mattino si prova a entrare in città, o a muoversi sulle vie urbane, ci si scontra con file chilometriche di automobili bloccate. E moto e scooter dovrebbero essere considerati un'arma potentissima contro la piaga del traffico, che consuma carburante, inquina, fa perdere tempo e soldi.

Insomma, bisognerebbe pensare di più alle moto! Invece fa sorridere amaramente che il 14% dei comuni abbia già deliberato restrizioni per l’accesso di moto e scooter alle ZTL. Il 10% pensa a fermare i modelli più vecchi e inquinanti, il 4% pensa a limitare moto e scooter con motore termico. Per ora comunque, l’accesso alle ZTL per i mezzi a due ruote è libero nel 56% dei comuni.

Dove parcheggio la moto? E come arrivo in centro?

La carenza di parcheggi dedicati incentiva il parcheggio selvaggio dei mezzi a due ruote

Una volta arrivati a destinazione continua a porsi il problema di dove parcheggiare. Perché un terzo dei comuni, il 33% se preferite ragionare per percentuali, ha meno del 5% di stalli dedicati alle 2 ruote a motore. E dire che la nostra categoria numericamente sarebbe anche ben rappresentata, visto che in media in Italia ci sono 13 moto ogni 100 abitanti. Con il record di Imperia, dove di moto ce ne sono 24, Savona a quota 22, Pesaro a 19.

A proposito, anche per arrivare in centro, pure noi motociclisti e scooteristi siamo un po’ penalizzati dal traffico. Perché le corsie dei mezzi pubblici ci sono ancora precluse nell’84% dei comuni. In pratica sono percorribili in 8 comuni (erano 6 lo scorso anno): Ascoli Piceno, Imperia, L’Aquila, Lecce, Milano, Padova, Taranto, Venezia. E sono parzialmente percorribili in altri 4: Bergamo, Como, Genova, Pescara.

Chi si preoccupa della sicurezza dei motociclisti?

L’apoteosi però sono le risposte alla domanda sulla sicurezza dei motociclisti. Solo il 9% dei comuni la considera una priorità molto alta, contro il 33% di quelli sensibili alla sicurezza dei ciclisti. Per il 51% dei comuni la nostra sicurezza non è una priorità; percentuale che scende al 20% per le biciclette.

Firenze svetta

La città di Firenze ha più parcheggi delle altre: 94 stalli per 1000 abitanti (erano 84 nel 2019). Stacca tantissimo tutte le altre, a cominciare dalla seconda classificata, La Spezia a quota 38.

Situazione analogamente positiva per quanto concerne le colonnine di ricarica. Roma ne ha 185, Milano 302, Firenze 410. Paragonando l’estensione e la popolazione delle tre città indicate, si capisce quanto il capoluogo toscano sia avanti.

E ora la good news

In chiusura il futurologo Antonio Furlanetto, CEO di Skopìa, ha fatto una presentazione sulla mobilità del futuro. Interessanti i contenuti proposti e gli esempi portati. Meglio ancora la conclusione: fra 50 anni le auto saranno completamente automatizzate, e si perderà del tutto la dimensione della passione di guida. Che resterà relegata a hobby vintage per amatori.

E le moto? “Al contrario nel mondo delle due ruote, le emozioni individuali e condivise del guidare con il manubrio, della pedalata competitiva, del riding vagabondo, i riti familiari dei giorni di festa, il sano agonismo degli amatori, il riconoscersi e salutarsi sulle strade, il piacere di spostarsi intabarrati anche in inverno sulle strade urbane, ecc. manterranno intatto il loro fascino, la loro carica ludica e il loro potere liberatorio, la loro forza di aggregazione”.

Hai detto niente?!?

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