La prima vera sportiva per tutti? Honda CBR600F: la media che inventò l’equilibrio

Antonio Vitillo
Pubblicato il 18 maggio 2026, 09:30 (Aggiornato il 18 maggio 2026, 07:53)
La svolta della raffinatezza
La vera svolta arrivò però nel 1999 con la CBR600F4. Honda alleggerì tutto, dichiarando complessivamente circa 170 kg a secco. La nuova ciclistica contò sul telaio doppio trave in alluminio, mentre a far coppia con la forcella di 43 mm vi fu il forcellone infulcrato direttamente nel carter motore. Scelte che resero la moto più compatta e più rapida nei cambi direzione. Il motore da 599 cc arrivava ai 110 CV, l’intera moto diventava nettamente più vicina alle caratteristiche delle Supersport moderne. Fu l’ultima vera CBR a carburatori.

Perché nel 2001 arrivò la F4i, forse la più raffinata di tutte. Nuovo frontale con doppio faro e prese d'aria a "boomerang" più aggressive, la grande novità era l’adozione dell’iniezione elettronica PGM-FI, con una potenza di 110 CV e una risposta più pronta, più pulita. L'iniezione eliminò i classici "vuoti" o le incertezze che i carburatori potevano mostrare sotto i 4.000 giri; Il limitatore fu spostato a 14.200 giri/min (circa 700 giri in più della F4), allontanando il fuorigiri a favore della spinta agli alti regimi. Anche la strumentazione fece un salto generazionale, con l’ingresso del display digitale accanto al contagiri analogico.
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