Piaggio SÌ: dategli la limetta per le unghie

Leggero, essenziale e amatissimo dai giovani, il ciclomotore degli anni '80 ha raccontato un’Italia senza tecnologia ma ricca di libertà quotidiana
Piaggio SÌ: dategli la limetta per le unghie

Antonio VitilloAntonio Vitillo

Pubblicato il 30 aprile 2026, 17:37

Milano, i “paninari” e la cultura urbana

Il non era solo un mezzo di trasporto, ma un fenomeno sociale. Nella Milano degli anni ’80, tra piazza San Babila e i locali simbolo della cultura giovanile, diventò uno degli oggetti più desiderati dai “paninari”. La sella lunga, che nei primi cataloghi Piaggio veniva chiamata “sella turismo”, era buona per imparare ad impennare. E per portarsi dietro le “sfitinzie”, ragazze carine e alla moda cui piaceva molto quel ciclomotore, anche da guidarlo. 

Prestazioni, consumi e le mitiche puntine

Avviamento a pedali come i predecessori, leggero 51 chili, le versioni principali del SÌ erano due, “monomarcia” e “col variatore”: così diceva una pubblicità dell’epoca. Come invitava testualmente “a muoversi in modo economico, su un ciclomotore maneggevole e dall’assetto equilibrato”. In calce a quella pagina c’era il prezzo, da 323.000 lire + IVA, otto le versioni. Il SÌ di serie era spinto dal monocilindrico a due tempi di 49,28 cc, la potenza era di 1,4 CV: derivava da quello del Ciao, ma aveva le alettature di raffreddamento più estese. L’accensione della candela era del tipo “a puntine” platinate, la cui ossidazione si usava ripulire con una limetta per unghie; l’optional dell’accensione elettronica fu introdotto nel 1984, tre anni dopo diventò “di serie” sul SÌ Electronic. Al debutto, i consumi dichiarati da Piaggio erano di 62 chilometri con un litro di miscela al 2%, carburante prima prevalentemente mescolato da caratteristiche pompe di benzina, poi, negli anni ’90, preparato dal miscelatore automatico del SÌ Mix

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Una leggenda che resiste nel tempo

Prodotto fino al 2001, il SÌ è stato un ciclomotore trasversale, usato da studenti, lavoratori e appassionati. Ancora oggi se ne incontrano esemplari sulle strade di provincia: piccoli, semplici, ma capaci di raccontare un’Italia fatta di libertà quotidiana e mobilità essenziale.

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