Batterie allo stato solido: rivoluzione o è ancora presto? Facciamo chiarezza

Una rivoluzione tecnologica di cui si parla da anni ma che tarda ad arrivare sul mercato. A un grande potenziale e a diversi annunci corrispondono vari problemi da risolvere

Batterie allo stato solido: rivoluzione o è ancora presto? Facciamo chiarezza

Alessandro VaiAlessandro Vai

Pubblicato il 7 maggio 2026, 11:25 (Aggiornato il 7 maggio 2026, 09:45)

Delle batterie allo stato solido si parla ormai da molti anni, poiché dovrebbero rappresentare il prossimo salto tecnologico per quanto riguarda la mobilità elettrica, essendo capaci di migliorare drasticamente le prestazioni degli accumulatori su tutti i fronti. Densità energetica, velocità di ricarica e affidabilità nel lungo termine sono le tre caratteristiche che le batterie allo stato solido sarebbero in grado di migliorare nettamente e, di conseguenza, tutti i maggiori fornitori le stanno sviluppando da tempo, allo stesso modo delle Case automobilistiche.

Batterie allo stato solido, tra promesse e accuse di frode

Tuttavia, nessuno è in grado di dire con certezza quando arriveranno sul mercato, con le stime delle aziende principali che vanno dal 2028 al 2030. Date che, per quanto aggiornate, vanno prese con le pinze, visto che negli ultimi anni sono state spostate più volte in avanti. Il motivo di questi continui rinvii va ricercato in al cune criticità nell’industrializzazione e nella produzione di questa nuova generazione di batterie, che si sono rivelate più complicate del previsto da risolvere. Così, quando durante l’ultimo CES di Las Vegas – il principale evento globale dedicato alla tecnologia – Verge Motorcycles ha presentato la nuova TS Pro alimentata da una batteria allo stato solido (realizzata dalla finlandese Donut Lab) molti addetti ai lavori sono rimasti perplessi.

La ragione non era la motocicletta in sé, ma la promessa che sarebbe arrivata sul mercato in breve tempo e, in effetti, sul sito ufficiale Verge si può già prenotare con un acconto di 100 euro (i prezzi partono da 37.000 euro); consegna prevista: ultimo trimestre 2026. Qualcuno ha anche usato dei toni piuttosto duri, come il CEO del la cinese Svolt, Yang Hongxin, che ha parlato di truffa: “Impossibile, è troppo presto per parlare di industrializza zione: chiunque abbia una conoscenza basilare della tecnologia capirebbe che si tratta di una frode”. Yang ha elencato i problemi con cui tutti i fornitori si stanno confrontando: l’instabilità dell’interfaccia solido elettrodo, la formazione di dendriti, la gestione termica e le difficoltà di produzione su larga scala. Tutto questo senza nemmeno parlare dei costi, che ovviamente sono più alti. Dopo un paio di mesi è arrivata la risposta della start-up finlandese, che ha creato un sito chiamato “I Donut Believe” dove sono stati pubblicati i risultati di diversi test condotti dal VTT Technical Research Centre of Finland, un autorevole laboratorio indipendente.

Ma cosa si ottiene?

I risultati sono notevoli ma parziali, perché se nel primo test la batteria è stata effettivamente in grado di passare dallo 0% all’80% di carica in quattro minuti e mezzo, un valore quasi quadruplo rispetto allo stato dell’arte attuale, è anche vero che in uno dei cicli di ricarica la tempera tura delle celle è salita fino a 90 °C e l’esperimento è stato interrotto. Le alte temperature hanno riguardato anche la seconda parte dei test pubblicati da VTT, in cui la batteria è stata sotto posta a diversi cicli di carica prima a temperatura ambiente, poi a 80 °C e a 100 °C. Qui le batterie allo stato solido sono, in teoria, avvantaggiate perché rimuovono l’elettrolita liquido infiammabile e lo sostituiscono con un mate riale solido. In questo test non ci sono stati inconvenienti, ma il suo valore rimane parziale perché non considera l’impiego reale di un veicolo che nel la sua vita affronta migliaia di cicli di ricarica. Negli ultimi due test pubblicati, la protagonista è stata la batteria allo stato solido montata sulla Verge TS Pro: nel primo ha sostenuto più di 100 kW di potenza di ricarica per cinque minuti, passando dal 10 al 50%, mentre per arrivare all’80% ne sono serviti altri set te; nel secondo è stata messa alla prova proprio la batteria che si era danneggiata nel test iniziale, perdendo il sottovuoto.

È stata sottoposta a 50 cicli di carica a 100 kW mostrando solo una piccola perdita di capacità, ma soprattutto non ha avuto problemi di sicurezza, poiché non ha presentato picchi di temperatura o rischi di incendio. “Se un guasto simile si verificasse con una batteria tradizionale, l’elettrolita liquido fuoriuscirebbe e i materiali attivi verrebbero a contatto con l’ossigeno, il che potrebbe portare a un incendio o a un’instabilità termica, impedendo alla batteria di funzionare. Invece, poiché la Donut Battery è completamente a stato solido, non è soggetta a tali reazioni” ha detto il CTO di Donut Lab, Ville Piippo, mostrando molta convinzione circa il proprio prodotto. Resta il fatto che su aspetti come longevità, stress da ricarica rapida, resistenza agli urti e producibilità su larga scala, non ci sono le certezze necessarie alla produzione in serie. Senza contare che finora i test della VTT non hanno verificato altre dichiarazioni di Donut Lab, ovvero: la densità energetica di 400 Wh/kg (contro i 2-300 delle batterie al litio), la vita utile di 100.000 cicli e le prestazioni stabili tra i -30 e i 100 °C.

 

 

 

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