Tourist Trophy 2022: ragione e sentimento

Tourist Trophy 2022: ragione e sentimento

Tra contraddizioni e passione oltre ogni limite, vi raccontiamo cosa abbiamo visto sulle strade dell'Isola di Man. E perché tutti, almeno una volta, dovrebbe vedere questa gara

A un centinaio di chilometri dalla Gran Bretagna, nel Mare d’Irlanda, sorge un’isola chiamata “Isle of Man”. Per qualcuno è soltanto uno dei tanti paradisi fiscali (è un governo autonomo), ma per chi ama le moto è un’isola speciale. È dove si tiene, dal 1907, il Tourist Trophy, la corsa su strada più famosa al mondo. E ovviamente è anche la più discussa. 

Inutile ribadire quanto sia pericoloso il tracciato: fin troppe parole sono state spese in merito, tantissime le vittime in tutti questi anni. Quello che si può dire però è che, per avere un giudizio reale e non basato sul sentito dire, bisogna vederlo dal vivo, il Tourist Trophy. Bisogna guardare negli occhi i piloti che ci gareggiano; bisogna parlare con gli appassionati che ogni anno inondano le strade dell’isola (mediamente più di 30.000): provengono da ogni parte del mondo per assistere in maniera quasi religiosa a questa incredibile manifestazione. Bisogna chiedere agli abitanti dell’isola cosa pensano di questa gara terrificante ma allo stesso tempo viscerale. Vi risponderanno che è così che funziona, che è normale. Vi risponderanno che i piloti sanno benissimo a cosa vanno incontro e che, senza questa gara, il mondo perderebbe qualcosa. 

In effetti, per partecipare bisogna superare un certo tipo di selezione: non si può gareggiare al TT senza un curriculum completo di gare e licenze sportive di vario tipo. Vi diranno che per loro è così da sempre: due volte all’anno (a settembre c’è anche il Manx GP, dedicato alle moto storiche e ai debuttanti) le strade principali vengono chiuse al traffico negli orari di gara. Un po’ come per noi italiani avviene con il Giro d’Italia, soltanto che qui ci sono piloti che sfrecciano a 300 km/h tra le case dei paeselli. Una scena surreale, che la prima volta lascia completamente sbigottiti: nessun video né racconto può avvicinarsi a quella che è la realtà. Vedere dal vivo una superbike lanciata in piena accelerazione, con l’avantreno che si solleva a mezz’aria e la velocità che cresce a un ritmo vertiginoso, su una strada che normalmente si percorre a 50 km/h…sfonda il muro della ragione. 

Una gara, il Touris Trophy, che per qualcuno è diventata anche qualcosa di più: Joh McGuinness, il re del Mountain (così viene chiamato il tratto di gara in montagna), quest’anno è partito per la 100esima volta dalla griglia. “Spero soltanto che, un giorno, un uccellino verrà a dirmi John, adesso basta, è ora che appendi il casco al chiodo. Perché per quanto mi riguarda, non riuscirò mai a smettere di correre al TT. È più forte di me”. John McGuinnes, 50 anni all’attivo, parla così della sua gara di casa prima della partenza, classe superbike; le più potenti in assoluto, dove i limiti di elaborazione sono piuttosto blandi. In realtà è nato altrove, a Morecambe (cittadina inglese sul mare), ma è ormai talmente legato all’Isola di Man da ritenerla praticamente casa sua. C’è da credergli: con 23 vittorie all’attivo in diverse categorie, è l’uomo più vincitore di sempre al TT, secondo solo al mitico Joey Dunlop. Un uomo, McGuinness (il suo logo è la classica birra stout irlandese…), che ha legato la sua carriera a doppio filo alla mitica CBR Fireblade, che quest’anno compie 30 anni: a quanto pare ne possiede circa una dozzina, gelosamente custodite in casa sua. Una moto, la Fireblade, che ha segnato la storia delle sportive fino a quest’ultima, scelta da molti dei piloti per via delle sue stupefacenti prestazioni ma anche per la sua affidabilità. 

Ma torniamo alla gara: il tracciato del Tourist Trophy parte da Douglas, capitale dell’Isola, in una delle vie normalmente più trafficate. Il giro completo misura 37,73 miglia, poco più di 60 km. Tanto per farvi capire le velocità in gioco, è stato calcolato tramite telemetria che in sella alle 600 i piloti rimangono con il gas completamente aperto per il 75% del percorso (telemetria montata sulla moto di Ian Lougher, uno dei “big”), mentre sulle 1000 la percentuale scende circa al 15%. Che pensandoci bene è comunque un’eternità, considerato che in alcuni punti si utilizza la prima marcia e che le superbike sviluppano potenze oltre i 220 CV. Dopo la prima, lunga parte in pianura, il circuito si snoda sulla montagna più alta dell’isola (circa 600 metri slm) chiamata Snaefell. È probabilmente il pezzo di pista più emozionante, quantomeno a sentire i piloti. Case e alberi si diradano, lasciando il posto a un paesaggio brullo e solitario. E le velocità sono altrettanto terrificanti, in alcuni settori superiori ai 300 km/h.

Tra i punti più spettacolari per guardare la gara segnaliamo sicuramente Grandstand, le tribune poste accanto alla corsia box. Da qui si può assistere alla partenza, con i piloti che abbracciano i propri cari come prima di un lungo addio (da pelle d’oca), all’arrivo e alla suggestiva fase di rifornimento “a caduta”. Di fronte al Grandstand si trova il famoso tabellone dei tempi, gestito tutt’ora a mano. Alle spalle del Grandstand si trova il paddock, che è possibile visitare gratuitamente. Si può curiosare nei box dei vari team ma soprattutto non è raro incontrare qualche pilota al quale chiedere un autografo o una foto. Per quanto riguarda le aziende motociclistiche che partecipano, sono presenti in diverse misure: il team Honda Racing UK è tra i più ufficiali e quest'anno è stato il team di John McGuinness e Glenn Irwin, talentuoso debuttante (è stato il più veloce newcomer di sempre, proprio in questa edizione). Altro spettacolare punto dove osservare la gara è Bray Hill, una spaventosa picchiata che scende verso sinistra, seguita da una compressione mozzafiato, che i piloti superbike affrontano in sesta marcia praticamente full gas; come se non bastasse, la salita è seguita da uno scollinamento che fa impennare la moto a ben oltre 250 km/h…Da brividi. C’è poi il famoso Victory Café, uno dei punti più alti dell’isola che regala un’ampia visuale su una variante molto veloce (qui c’è anche la statua del mitico Joey Dunlop). Ma il TT non è solo gara. Il Tourist Trophy è anche contorno: i concerti, le interviste ufficiali ai piloti, le feste a tema…tutta l’isola durante queste due settimane si muove attorno a quest’evento surreale, organizzandosi per offrirvi un’esperienza che non dimenticherete mai. Si può partire per l’isola con qualunque opinione a riguardo, ma una volta arrivati lì, c’è soltanto un modo di comportarsi: osservare con doveroso rispetto quella che è la gara più seducente e tremenda di tutti i tempi.

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