Addio a Toni Merendino: una vita tra asfalto e deserto    

Storico uomo di paddock, fu team manager Honda HB in 250 con Romboni e protagonista tra Mondiale e Dakar negli anni d’oro delle corse
Addio a Toni Merendino: una vita tra asfalto e deserto
 

 

William ToscaniWilliam Toscani

Pubblicato il 15 febbraio 2026, 17:48 (Aggiornato il 16 feb 2026 alle 08:33)

Il mondo della moto piange la scomparsa di Toni Merendino, figura storica del motociclismo italiano, conosciuto come uomo di paddock, team manager e protagonista indiscusso dei circuiti degli anni ’80 e ’90. Toni non era solo un tecnico appassionato, ma un punto di riferimento per piloti e colleghi, capace di coniugare conoscenza meccanica a una grande empatia umana.

Toni Merendino, la passione come mestiere

La sua storia parte da lontano, da Berceto e poi da La Spezia, con la passione accesa da ragazzo e alimentata a forza di curiosità e sacrifici. Riparava macchine da caffè, comprava moto a cambiali, ma soprattutto frequentava il reparto corse di Roberto Gallina per respirare quell’aria che sapeva di benzina e sogni. Un giorno serviva un autista per andare a Jarama: Toni aveva la patente e disse semplicemente “eccomi!”. Da lì iniziò tutto.
Nel 1979 si ritrovò seduto a un tavolo con sponsor e dirigenti: gli chiesero se voleva fare il Direttore Sportivo. Firmò. Così, quasi per caso, ma in realtà per talento e intuito. Perché aveva capito prima di altri che il motociclismo stava cambiando: non bastavano più tecnica e coraggio, servivano comunicazione, pubbliche relazioni. Fu manager moderno in un’epoca di pionieri.
Ha vissuto gli anni d’oro accanto a campioni come Marco Lucchinelli, respirando l’entusiasmo di una generazione che correva forte. In seguito fu team manager della Honda HB in 250, guidando il talento di Doriano Romboni in stagioni combattute e memorabili con avversari tosti di quella 250: Biaggi, Capirossi, ma anche Reggiani, Bradl, Chili... Sapeva costruire squadre prima ancora che moto: "Quando sei team manager - raccontava - devi sapere costruire la fiducia necessaria per tutti i componenti del team".

Non solo asfalto 

La Parigi-Dakar gli entrò dentro come una seconda pelle. "Il deserto - spiegava -, non si racconta: si vive. Le dune sono come gli incroci della vita, e il gusto non è superarli ma quando pensi a come farlo". 
Seppe reinventarsi imprenditore e organizzatore di viaggi con Tom42, senza mai perdere lo sguardo curioso di chi aspetta il prossimo “treno” da prendere.
Di sé diceva di essere stato più spettatore che protagonista. Forse era il suo modo per restare leggero. In realtà è stato protagonista eccome: di un’epoca irripetibile e di un modo autentico di vivere le corse. 
I funerali si terranno a Sarzana, dove amici, colleghi e appassionati potranno rendergli omaggio e celebrare la vita di un uomo che ha dedicato la vita alle corse e ai motociclisti.
 
Alla famiglia le condoglianze dalla redazione di InMoto e Motosprint.

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