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Kawasaki vs Honda: una rivalità storica

La Kawasaki Z1100 che abbiamo provato di recente non è che l’ultima nata di una famiglia leggendaria. Una stirpe, quella delle Z, nata in realtà da una lotta all’ultimo sangue con un’altra azienda giapponese, ovvero Honda. Quella tra Honda e Kawasaki è una rivalità che nasce tantissimi anni fa, prima ancora dell’arrivo della Z1. 

Una sfida di motori

Tutto cominciò sul finire degli anni sessanta quando in Kawasaki si decise di progettare una moto 4 cilindri in grado di surclassare la concorrenza. Quello della Z1 fu un progetto ambizioso e non semplice: nel 1968 il prototipo era in fase avanzata e aveva un motore di circa 750 cc, ma Honda bruciò i tempi presentando al Tokyo Motor Show la CB 750 Four, la prima moto al mondo con motore 4-in-linea raffreddato ad aria. Di fatto, la moto che potremmo chiamare la madre di tutte le superbike. 

Un successo planetario

Kawasaki si trovò così spiazzata, che dovette rivedere i suoi piani. Nell’aprile del 1969 cominciarono i primi collaudi di una moto con motore 4 cilindri di 900 cc capace di quasi 100 CV e di una velocità massima vicina ai 230 km/h. Il motore però si dimostrò fragile e poco affidabile, cosa che ritardò ulteriormente il lancio del modello definitivo. Ci vollero altri due anni, ma alla fine Kawasaki presentò la Z1 900 nel 1972, al Salone di Colonia, e conquistò da subito pubblico e critica. 

La regina

Rispetto alla CB 750, la Kawasaki Z1 era più slanciata nelle linee e, sopratutto, il suo 4-in-linea esprimeva 13 CV più della Honda (82 contro 69 CV dichiarati). Il successo fu immediato. Dopo le indimenticabili 500 Mach III e le furiose 750 Mach IV, Kawasaki aveva presentato una nuova regina del mercato. Già dalla prima serie, sui fianchetti laterali, c’era scritto tutto ciò che era necessario sapere. Sotto il logo 900, la cilindrata più alta mai raggiunta per le moto a quattro cilindri, c’era scritto “Double Overhead Camshaft”: doppio albero a camme in testa (la Honda CB era monoalbero).

La Z1 era una moto veloce ma comoda, il motore potente ma anche robusto e affidabile, adatto alla pista come al turismo in coppia, anche a lungo raggio. Battezzata “Testa Nera” per la colorazione del motore, la prima serie fu ben presto seguita da altre tre versioni caratterizzate da piccoli interventi estetici e meccanici. Il poderoso motore era completato dallo splendido impianto di scarico con quattro terminali e da un elegante serbatoio a goccia. Anche il codino aveva una linea slanciata.

È da qui, a partire dalla mitologica Z1 900, che Kawasaki ha sviluppato la dinastia delle Z, una storia lunga oltre cinquant’anni fatta di modelli diversi, cilindrate diverse, tutte con un’anima ben definita e fedele all’originale Z1. Fino a quella di oggi, la Z1100, una naked che non tradisce le sue origini e che, come in passato, si contende con la Honda CB1000 Hornet il ruolo di regina delle maxi-naked stradali (escludendo ovviamente le streetfighter europee, più estreme e dal prezzo decisamente superiore). Se però volete saperne di più sulla Kawasaki Z1100, guardate come se l'è cavata la versione SE nel nostro #sottoEsame.

Kawasaki Z1100 SE, naked dura e pura: il video del test