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La KB399 è una vera Bimota? Il web si divide

La presentazione della nuova Bimota KB399 sta facendo discutere su internet perché per la prima volta gli appassionati stanno percependo una netta distanza fra quello che è stato Bimota fino ad oggi e quello che la nuova proprietà di Kawasaki sta proponendo al pubblico. Alcune soluzioni tecniche troppo simili alla ZX4-RR da cui deriva stanno facendo storcere il naso,

Il telaio è al centro del dibattito

Il punto che ha catalizzato la maggior parte delle discussioni riguarda il telaio. Bimota ha costruito la propria reputazione proprio attorno a questo elemento, trasformandolo da semplice struttura a immagine stessa del prodotto. Dalle architetture ibride ai tralicci evoluti, fino alle soluzioni più radicali a omega, il telaio è sempre stato il cuore di ogni progetto perché ideato e realizzato internamente come elemento distintivo, a prescindere dalla meccanica che ospitava.

Sulla KB399, per la prima volta, la base telaistica deriva direttamente dalla piattaforma Kawasaki della ZX-4RR, e per molti osservatori questo rappresenta un passo falso. Bimota non parte più da un foglio bianco per costruire la propria idea di moto, ma interviene su una struttura esistente come un semplice elaboratore e senza creare una nuova moto attorno alla meccanica donatrice (come fatto invece con l'ultima KB998 Rimini). Per alcuni è una naturale evoluzione industriale, per altri è il punto in cui il marchio rinuncia alla propria storia per cercare di vendere qualcosa in più.

Anche l'estetica è criticata

Accanto al telaio, emergono altre criticità che contribuiscono a raffreddare l’entusiasmo di molti. Il motore è il quattro cilindri Kawasaki da 399 cc, già noto per le sue prestazioni elevate nella categoria, ma proprio questa eccellenza di partenza rende più difficile giustificare l’intervento Bimota agli occhi del pubblico: se la base è già così completa e a Rimini non hanno toccato la meccanica, quanto spazio resta per una trasformazione realmente significativa?

Non lasciamo da parte l'estetica, perchè ovviamente è un altro elemento critico. Negli ultimi anni abbiamo visto le Bimota utilizzare alcuni elementi di serie delle moto giapponesi anche sui prodotti realizzati in Bimota, come ad esempio i gruppi ottici. Ora si fa un ulteriore salto in avanti e la KB399 mostra stesso serbatoio, codino, pedane e altri dettagli presi direttamente dalla Ninja. La caratterizzazione stilistica quindi è meno marcata rispetto a tutto quello che ha proposto Bimota in passato.

Troppo Kawa e poco Bimota?

Non c'è dubbio sul fatto che la KB399 sia una moto tecnicamente raffinata, con componenti di alto livello e una cura costruttiva superiore alla media. Ma è anche una moto che parte da una base già piuttosto avanzata e che rinuncia a quell’elemento di rottura che aveva definito il marchio per decenni, senza introdurre una nuova architettura telaistica e senza sperimentare soluzioni radicali, ma limitandosi ad offrire il meglio che c'è sul mercato in termini di componentistica con molti meno elementi costruiti "in house" rispetto alla storia del marchio.

In breve, la critica avanzata nel web è che si tratti di una moto "troppo uguale" per essere una moto esclusiva. La KB399 è una Bimota nel senso industriale del termine, perché nasce all’interno del nuovo corso dell’azienda e ne rispecchia le logiche produttive, ma per quella parte di pubblico più legata alla storia del marchio, una Bimota deve avere qualcosa di diverso e non essere una semplice elaborazione di un prodotto già sul mercato.

Il fascino c'è tutto, i materiali raffinati anche, ma secondo voi è una vera Bimota o no?