E chi si sarebbe mai aspettato l'esistenza di una Yamaha R2? In India questo nome circolava da tempo, nel mercato interno era una moto attesa, ma qui in Europa suona un po' come un modello esotico... cosa che è per davvero, perché si tratta di una moto che non verrà portata in occidente e che in India avrà un prezzo di 2,30 lakh di rupie, circa 2.650 euro. Ma che "razza di R" è questa?
Una sportiva perfetta per il sud-est asiatico
La R2 non ha nulla a che vedere con la R125 del nostro mercato e nasce con il compito di occupare lo spazio lasciato tra la R15 e le sportive di cilindrata superiore, offrendo qualcosa di più della piccola 155 senza trasformarsi in una moto impegnativa o costosa. Un segmento che negli ultimi anni è diventato particolarmente interessante in oriente e nel quale Yamaha si trova a confrontarsi soprattutto con KTM RC 200 e Hero Karizma XMR.
Il motore è un monocilindrico di 204 cc, raffreddato a liquido, quattro valvole e distribuzione DOHC, capace di 26,5 CV a 10.000 giri e 19,3 Nm a 8.000 giri per 149 kg in ordine di marcia. Non è semplicemente un'evoluzione maggiorata del propulsore della R15, ma offre anche una distribuzione differente utilizzando componenti con trattamento DLC, tecnologia già associata alla YZF-R1. Da quelle parti, quindi, è un prodotto considerato "premium".
L'India al centro della strategia produttiva Yamaha
La R2 è un prodotto strategico per Yamaha perchè è interamente prodotta in India, uno dei principali mercati di vendita per Iwata, che ora funge anche da piattaforma produttiva con ambizioni globali. La moto sarà infatti esportata in altri mercati ma sempre rimanendo nei confini dell'oriente.
La crescente capacità dell'industria motociclistica indiana sta modificando la tradizionale geografia dello sviluppo delle moto giapponesi, e la R2 è uno degli esempi più evidenti di questa trasformazione. La sua natura è orientata a un mercato in forte espansione, sfruttando produzione locale sia per assemblaggio che per forniture con un indotto davvero ampio, e con un'ottima base dalla quale sviluppare la distribuzione internazionale.
Sono logiche che si rifanno al capitalismo del nuovo millennio tipico delle regioni del sud-est asiatico e della Cina, logiche che per numeri e tipologia di prodotti spesso non si incontrano con le richieste occidentali, ed è per questo che una moto così non potremmo mai vederla sulle nostre strade, almeno finchè occidente e oriente continuino a viaggiare su due binari differenti.