Faccio una premessa: da sempre mi piace studiare la tecnica, capire il funzionamento dei sistemi, anche quelli complessi. Sistemi che però devono essere funzionali: la tecnica fine a sé stessa rischia di diventare solamente un gioco da ingegnere, perché se il sistema è troppo complicato da utilizzare o, peggio, apporta un beneficio trascurabile… Meglio continuare a fare ciò si è sempre fatto. Anche perché, possiamo dirlo, il livello generale delle moto di oggi è talmente elevato che, tutto sommato, a molti andrebbe bene restare così come si è.
Serviva davvero?
Ed è proprio su quest’ultima considerazione, ovvero sul continuare a fare ciò che già facciamo, che è facile chiedersi: “Ma un cambio automatico/robotizzato…Era davvero necessario?”. Dopotutto, non è una novità assoluta: molte aziende ci avevano già provato in passato, con risultati discutibili. Aprilia con la Mana 850 (della quale abbiamo ripercorso la storia) ha fatto scuola, in questo senso. Ma anche Yamaha con la sua FJR AS. Probabilmente erano troppo avanti, per l’epoca. L’unica azienda che negli ultimi 15 anni è riuscita a ricavarsi un'identità in questo senso è Honda, che insistendo a proporre il suo DCT (cambio automatico a doppia frizione) è riuscita a farne comprendere i benefici a un pubblico ampio, tanto che molti modelli sono venduti maggiormente in versione automatica.
Di nuovo alla carica
In questi ultimi due anni però le aziende sono tornate alla carica. Sembra che, per qualche motivo, il cambio automatico sia tornato in voga. BMW, Yamaha e anche KTM hanno proposto la loro interpretazione di questo sistema. C’è chi ha azzardato di più (Yamaha, con l’Y-AMT, ha eliminato sia la leva della frizione, sia la leva del cambio), chi ha optato per una soluzione meno traumatica (BMW, con il suo sistema ASA, lascia la leva del cambio, che però è un pulsante, non più un’asta di rinvio). Tutti i sistemi comunque possono lavorare sia in modalità automatica (quindi il pilota non deve fare nulla, solo accelerare) sia manuale (agendo sul rispettivo comando). Ma non è questo il punto.
Siamo pronti?
Il punto della discussione è un altro: siamo pronti per una tecnologia simile? Dopotutto, stiamo parlando di un componente, il cambio, che rappresenta una parte fondamentale dell’esperienza di guida. Provate a pensare a quante volte azionate il cambio durante un giro in moto di soli 50 km. O nel classico casa-ufficio. Impossibile contarle tutte: è per questo che, secondo me, il cambio robotizzato non è ancora una tecnologia per tutti.
Non per tutti
Me ne sono accorto chiacchierando con colleghi, amici, motociclisti in generale. Parlando dell’Y-AMT di Yamaha, uno dei migliori, sono tutti concordi sul fatto che, rispetto a un cambio tradizionale, sia più efficiente, veloce e anche comodo da azionare. Pensate a chi ha problemi alle anche, o in generale ha poca mobilità: poter cambiare soltanto con le dita è una vera rivoluzione. Ed è anche assolutamente gustoso da utilizzare, ve lo garantisco. Capisco però benissimo anche chi dice “Bel sistema, sicuramente efficace, ma preferisco la cambiata classica”. In fondo la moto non è solo efficienza, rapidità, o numeri stampati sulla scheda tecnica. La moto è un oggetto viscerale, che si acquista con il cuore, prima che con la testa. Il fatto che la classica cambiata sia meno efficace ma più analogica, “meccanica”, è qualcosa che in qualche modo lega uomo e macchina. Quel sonoro “clack” meccanico, per molti, è semplicemente insostituibile.
Che fare?
Che fare dunque? Il mio consiglio, spassionatissimo, è quello di non sentirsi obbligati a fare una scelta ma soprattutto capire che, alle aziende, non importa nulla di imporre una tecnologia piuttosto di un’altra: rimarrà sempre la possibilità di scegliere tra cambio tradizionale, quickshifter o robotizzato. Allo stesso tempo però vi invito a provare questi sistemi: mai come in questo caso, le parole lette o sentite in qualche articolo/video valgono poco. Perché, come detto, la cambiata è un’operazione fisica, solamente chi guida può capire se una tecnologia fa per lui oppure no. L’invito però che vi faccio è di provare, prima di giudicare. Potreste scoprire un modo nuovo di guidare, e potrebbe anche piacervi. Tanto da non tornare più indietro, parola di molti.
Sistema Y-AMT Yamaha su MT-09 e Tracer 9 GT: cambio… di mentalità | IL VIDEO DEL TEST
Se vi va, in questo articolo trovate la nostra prova approfondita dell’Y-AMT, il cambio robotizzato Yamaha, su due moto di diversa estrazione, ovvero la MT-09 e la Tracer 9 GT.
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