L’industria motociclistica italiana, forte della conosciuta creatività nostrana, ha nel tempo prodotto modelli di straordinario interesse. Moto che, per soluzioni tecnologiche o per bellezza delle forme, hanno spesso rappresentato un riferimento nel panorama internazionale.
Estro creativo che non si è limitato alla produzione di belle moto. Merita infatti una citazione quanto realizzato dal bergamasco Giuseppe Murnigotti. Il quale, nel 1879 registrò presso l’Ufficio Brevetti di Roma uno dei primi progetti di motociclo a motore endotermico della storia: un “velocipede con motore a gas”. Forse distratto dalla sua attività principale di ingegnere civile, Murnigotti arrivò mai a costruire un prototipo funzionante. Buon per la gloria del tedesco Gottlieb Daimler, che nel 1885, utilizzando una struttura in legno, realizzò la Reitwagen, considerata la prima motocicletta mossa da un motore a combustione interna.
Da una beffa al “Bicicletto a Motore”
Una sorta di beffa nei confronti di quell’ingegnosità italica ben rappresentata da Murnigotti. Beffa ancor più cocente se si considera quale sarebbe stata, negli anni successivi, la prosperità della nostra industria motociclistica, le cui origini si collocano tra la fine dell’Ottocento e l’alba del Novecento.
Tra i pionieri spicca il milanese Edoardo Bianchi, noto costruttore di biciclette, che dopo alcune sperimentazioni di motorizzazione ai propri telai, tra la fine del XIX secolo e i primi anni del XX, avviò la produzione dei primi modelli a motore. Nel 1902 presentò uno dei suoi primi motocicli industriali, si dice battezzandolo “Bicicletto a Motore”, di fatto anticipando un percorso che avrebbe segnato profondamente la storia del motociclismo italiano.
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