La moto è libertà, emozione, tecnica, ricordi, condivisione, ma è anche, statisticamente, il mezzo di trasporto più pericoloso del mondo. Un concetto che chiunque abbia iniziato ad andare in moto ha imparato molto presto, ma che nella realtà del consumo di contenuti di oggi è stato dimenticato. E sapete perché? La sicurezza in moto non fa views.
La dinamica "tossica" dei contenuti moto sui social
Scorrendo i reel di Instagram, TikTok o YouTube Shorts, il motociclista viene continuamente esposto a una narrazione eroica. L'obiettivo non è più raccontare la moto, ma stupire ed elevarsi a qualcosa di superiore rispetto agli altri. E più il contenuto è estremo, più aumenta la probabilità che venga premiato dagli algoritmi, così le impennate in mezzo al traffico, le velocità fuori da ogni logica, le invasioni di corsia in montagna, le sfide improvvisate tra amici e le evoluzioni su strade aperte al traffico diventano parte di un intrattenimento quotidiano. E quando queste "scorrettezze" vengono evidenziate, viene fatto non per una questione di sensibilizzazione, ma piuttosto per mettere in scena un dissing o per mostrare la propria superiorità rispetto a "quelli che sbagliano".
Se un tempo bastava il classico video della strada panoramica o del viaggio in moto per avere seguito e approvazione, oggi l'asticella si è spostata molto più verso qualcosa di estremo. Per emergere bisogna dimostrare di saper fare qualcosa che gli altri non fanno o, delle volte, vantarsi di fare qualcosa che non si dovrebbe fare.
Gli "istruttori" che ti fanno prendere più rischi
E allora ecco un intero esercito di "istruttori di guida" che insegnano come toccare il ginocchio, come arrivare a grattare il gomito, come chiudere completamente la gomma o affrontare le curve sempre più veloci e sempre più in piega. Tecniche che appartengono alla guida in circuito vengono estrapolate dal loro contesto e presentate come obiettivi da raggiungere su qualsiasi strada. Il messaggio che ne traspare è sbagliato: se non pieghi abbastanza, se non tocchi il ginocchio, se non fai la foto con il gomito sull'asfalto, stai guidando male o sei solo un lento. Ancora una volta, il messaggio è tossico.
Il problema più grande, però, è che l'argoritmo su contenuti del genere ci sguazza. Più un video genera commenti, polemiche e indignazione, maggiore sarà la sua diffusione. Ogni discussione prolunga la permanenza del video nei sistemi di raccomandazione della piattaforma, e così comportamenti palesemente irresponsabili vengono pubblicati sapendo perfettamente che attireranno migliaia di critiche. Il fine giustifica il mezzo e il contenuto diventa estremo e sbagliato per una questione strategica e di visibilità.
Ancora più inquietante è il modo in cui vengono raccontati gli incidenti. Cadute anche importanti vengono spesso accompagnate da meme, battute e montaggi veloci che trasformano un potenziale dramma in un contenuto divertente. La riflessione sulle conseguenze lascia spazio alla ricerca della viralità, e raramente si vede un messaggio di sensibilizzazione, un'analisi dell'errore commesso o una spiegazione di ciò che avrebbe potuto evitarlo. L'impressione è che il valore del contenuto termini nel momento in cui finiscono le visualizzazioni.
Non roviniamo la bellezza della moto
Lungi da noi fare del moralismo, quando siamo i primi a "spremere" bene le moto andando forte per valutare tutte le caratteristiche dinamiche. Non pretendiamo di vedere sui social una comunicazione sterile o di aspettarci da ogni video una lezione di educazione stradale. La passione per la moto vive soprattutto di emozioni, spettacolo e tecnica, ma esiste una differenza sostanziale tra raccontare una passione e normalizzare comportamenti pericolosi sulle strade pubbliche, perchè uno dei lati negativi dei social è senza dubbio quello della facile emulazione.
Se un determinato comportamento sbagliato ottiene milioni di visualizzazioni, viene automaticamente percepito come un successo, o addirittura come qualcosa di necessario per essere riconosciuti all'interno della comunità. Molti dei fruitori di questi contenuti sono neopatentati o motociclisti con poca esperienza, persone che non possiedono ancora gli strumenti per distinguere ciò che è spettacolare da ciò che è realmente pericoloso.
È importante capire che la comunicazione - attraverso qualsiasi canale - può essere uno strumento meraviglioso o un'arma pericolosa. Ogni video pubblicato contribuisce a costruire l'immagine della comunità motociclistica, e chi crea contenuti non è soltanto un utente qualsiasi ma, volente o nolente, un modello per chi guarda. E per non fare di tutta l'erba un fascio, è importante dire che - per fortuna - ci anche sono molti canali social dedicati alle moto davvero ben curati e rispettosi di tutti.