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La fortuna ci assiste: chiudiamo la porta di un motel sgangherato, uno di quelli che amo tanto, mentre fuori si rovescia tutta l’acqua del mondo. Siamo nella provincia di Alberta, arriviamo ad Edmonton e sotto al cavalcavia vediamo due Vespa parcheggiate, sono i ragazzi del Crude City Scooter Club che sono venuti a prenderci e hanno portato anche delle birre per brindare. Dopo più di dieci giorni senza bere neanche un goccio mi gira subito la testa, che continuerà a girare ancora di più quando arriviamo a casa di Raz Van Coanda, e non per l’alcol, ma per i mezzi fuori di testa che ha Raz nel garage: sette o otto Vespa d’epoca, Lambrette, e soprattutto auto del 1929 e furgoni. Un garage e una casa da rimanerci matti. Raz è un romeno che ha vissuto anche in Italia e che fa anche l’attore, ma sopratutto è un pazzo scatenato che prepara un party per noi e ci ospita a casa sua per la notte. Il giorno dopo riesce anche a trovarci un tamburo per la ruota del Generale, lo cambiamo nel suo garage... che da ora in poi si chiamerà Garagistan!

AVEVAMO DECISO DI ANDARE IN ALASKA e che quella sarebbe stata la meta finale, ma ora non so se seguire il cervello, oppure il brivido e il cuore. Fino all’ultimo incrocio giuro che c’è stata una lotta, poi ho spinto la leva del Generale e puntato il fanale dritto verso il confine degli Stati Uniti e in quel momento ho capito di aver preso la direzione giusta. Lo sapevo che alla fine avrei ceduto, che non avrei resistito alla tentazione che in realtà mi pulsava nel petto già dai primi chilometri. Già quando siamo passati vicino al confine con gli USA ho sentito un brivido, e ogni giorno mentre guardavo la mappa, le scritte Montana, North Dakota, Minnesota mi chiamavano violentemente.

DA QUANDO HO MEMORIA sogno questi posti.?Al confine i doganieri americani sono fantastici, tutto mi manda fuori di testa, non so bene il motivo. Poi ho usato per la prima volta il passaporto canadese e sono entrato senza timbri, senza domande e senza dover compilare nulla... che figata!

ENTRIAMO... il sole e il cielo blu elettrico torna sopra di noi, tutto è rock, colline, montagne e nuvole, e io ci guido dentro, sto volando, che strade e che colori, che sfumature, torna lo sballo, tornano i ricordi. Pochi chilometri americani e una sirena ci fa sobbalzare, quasi cadiamo, è una macchina della polizia. Ci fermiamo e il poliziotto con aria seria ci dice che non possiamo viaggiare con quel piccolo mezzo in una freeway, dice che è adatto per le città italiane ma non per attraversare gli Stati Uniti, continua dicendo che dobbiamo noleggiare un mezzo più grande per continuare il viaggio. Cosa? Io gli spiego che noi vogliamo fare le stradine più piccole e che ci troviamo lì perché era la sola strada che attraversa il confine, che abbiamo viaggiato per un sacco di continenti con questo piccolo mezzo e che anche questo viaggio è un sogno per me!