Da Toronto, in Canada, fino a Montevideo, in Uruguay, attraverso i territori dei signori della droga e le vette delle Ande. Un viaggio lungo, lunghissimo. Partenza il 6 marzo; arrivo il 30 giugno. Quasi cinque mesi di avventura, senza pianificare i dettagli. Unico obiettivo esplorare, sopravvivendo e improvvisando, se necessario. Insomma, un viaggio, rigorosamente in solitaria, in stile Giampiero Pagliochini, che racconterà (con un linguaggio semplice e diretto) e fotograferà per noi la sua avventura, con schiettezza e un pizzico di ironia, necessaria per vivere con entusiasmo una sfida di questo tipo. 

7 MARZO - Dopo circa 18 ore di volo e ben tre scali, attero a Toronto. Piove e spero che il meteo non peggiori. Purtroppo le previsione dei prossimi giorni non promettono nulla di buono. Quando giungo all’hotel, prenotato in anticipo, scopro di avere scelto un ostello ma considerando quanto l'ho pagato (poco, molto poco) posso ritenermi soddisfatto! Sono nelle vicinanze del quartiere italiano. Faccio due passi, ma qui di Italia non c’è più nulla, eccezion fatta per le insegne che recitano “Little Italy”. Marketing. Un richiamo per turisti. Meglio andare a letto. Domani sarà una lunga giornata...

8 MARZO - Chiamo Mr. Brandawe, la persona dell’agenzia che ha in carico la mia moto. Appuntamento alle ore 11:00. Arrivo con un po' di anticipo, utilizzando un taxi “autorizzato”. Ieri sera, per non avere fatto attenzione, ho pagato una corsa 20 dollari in più del normale. Non posso permettermi troppi lussi. Le mie risorse sono molto limitate. Mr. Brandawe è di origini indiane ed è un tipo alla mano. La documentazione è a posto anche se c’è stato qualche piccolo problema, che conosco bene. In Italia, in dogana, quando la smetteranno di timbrare il Carnet? Definirli incompetenti è riduttivo. Mi consegnano la cassa e mi mettono a disposizione una persona per qualsiasi esigenza. Mi servono cinque litri di benzina perché il serbatoio è vuoto. Me li danno. Rimonto la moto, giro la chiave ma qualcosa non va, perché sul display lampeggia quello che non avrei voluto vedere; una spia di emergenza. Il motore si avvia comunque, saluto, parto ma non vado lontano. Al distributore faccio il pieno, tento un nuovo avviamento ma… la batteria è morta. Per fortuna c’è un meccanico e di origini pachistane. Si chiama Abdullah e mi è di aiuto. Controllo e ricontrollo la moto e alla fine mi accorgo che non ho collegato uno dei due cavi del negativo! Che sudata… Iniziare un viaggio di quasi cinque mesi con un guasto non è il massimo ma il pericolo è passato. Giungo in albergo e preparo i bagagli. Domani, destinazione Niagara Falls.

9 MARZO - Sveglia alle 7:30 circa. Carico la moto e passo al centro della citta a fare qualche foto sotto la CN Tower, che con i suoi 553 metri, dal 1976 al 2007 è stata la struttura più alta al mondo. Imbocco la HW west. È abbastanza freddo ma sono ben equipaggiato. Effettuo un paio di soste a due stazioni di rifornimento e faccio amicizia con un signore che ha la mia stessa moto! Giunto alle Niagara Falls mi dirigo all’hotel prenotato mesi prima. Voglio rispettare la tabella di marcia, almeno all'inizio.

10 MARZO - Non mi sono abituato al fuso orario, mi sveglio tardi dopo aver passato ore ad occhi aperti. Mi dirigo in moto verso le cascate, che segnano il confine tra Canada ed USA. In questo periodo i traghetti che operano a ridosso delle cascate sono sospesi, credo per la scarsa affluenza di visitatori. Una donna al parcheggio mi conferma che a causa del freddo ci sono pochi turisti. In effetti la temperatura è rigida e sembra abbassarsi minuto dopo minuto. Inizia a nevicare. Passeggio lungo il viale sopra le cascate. Giusto il tempo per una selfie, poi... dietro front, in fuga da un freddo eccezionale! Quando torno in albergo e controllo le previsioni, ho la sensazione che viaggiare non sarà facile...

11 MARZO - Il risveglio è traumatico. C'è neve ovunque. La moto è coperta da uno strato bianco. Non posso fare nulla e decido di andare alle cascate a piedi. Quando rientro medito sul da farsi. Restare o partire? Inizio a chattare su Facebook con due signori canadesi, che sono in giro in moto in Sudamerica. Mi dicono di non muovermi perché è in arrivo una tempesta dal Polo Nord. A un certo punto entra in chat Jeff. Non lo conosco, però mi dice di abitare a 20 km da Niagara Falls. Mi offre ospitalità, dicendomi che lui si dovrà assentare per circa quattro giorni e che potrei curare il suo gatto, Scout! La sua casa si trova a circa un'ora di moto dall'ostello. Accetto!

12 MARZO - Tra la curiosità dei presenti dell'albergo carico la moto, provo a inserire la chiave di avviamento ma è tutto gelato. Scaldo la chiave e la serratura e riesco ad avviare la “Kappona”. La strada sembra ghiacciata ma non lo è. Si tratta di un'illusione ottica causata dal sale, che rende l’asfalto bianco. Giungo a casa di Jeff e prendo possesso della casa, aprendola con una copia delle chiavi che lui tiene nascosta nei pressi della porta di entrata. Come da copione trovo il gatto di Jeff, Scout. Per qualche giorno sarà il mio compagno di avventura!