GIÀ, LA GUIDA: quella della Scrambler è a prova di neopatentato. L’agilità è molto elevata (senza tuttavia risultare eccessiva), la stabilità buona. Va comunque tenuto presente che questa moto è dotata di pneumatici semi-tassellati e di ruota anteriore da 19”, dettagli che giocano contro la stabilità a centro curva. O meglio, dovrebbero giocare… visto che nel misto si arriva quasi a grattare le penare sull’asfalto. Insomma, la moto trasmette sicurezza e questo è ciò che conta. Oggi più di ieri anche grazie alla nuova taratura delle sospensioni, più gentili sulle sconnessioni. Per far funzionare a dovere forcella e mono, in frenata e in accelerazione basta avere l’accortezza di guidare con i guanti di velluto. Il resto vien da sé…

IL MOTORE È INVECE IL SOLITO DESMO DUCATI: niente maxi prestazioni, ma tanta sostanza ai medi. Sotto i 2.000 giri un po’ strappa con le marce lunghe inserite. Poi il sound cambia e il bicilindrico si scioglie in una spinta decisa e costante. All'occorrenza, sa anche allungare un pochino, ma meglio non chiedergli ciò per cui non è portato. Spettacolare anche la connessione tra gas e risposta del propulsore, una caratteristica apprezzabile nel misto ma anche in città, quando si deve giocare di sterzo alle basse andature tra le auto in fila. Un vantaggio anche in fuoristrada, quello leggero s’intende. Strade bianche o poco più.

DA QUESTI AMBITI LA SCRAMBLER ESCE A TESTA ALTA, merito anche di un controllo di trazione non troppo castigato, che permette qualche bella derapata, e un ABS che riesce a fermare la moto anche quando l’aderenza è nulla. Ma qui è sempre meglio non esagerare… anche perché l’escursione di mono e forcella non sono da moto specialistica. E le buche rimangono sempre un problema.

Per il resto… trovate tutto sul prossimo numero di InMoto!