Non è una moto che si vede tutti i giorni, e vederla trasformata magistralmente in una Super Sport d’epoca è ancora più raro. Di serie, la sei cilindri italiana dichiarava un peso di 233 kg, che non sono molti se si considera l’imponenza del motore, in ogni caso 25 in meno della CBX e più di una settantina in meno della Z 1300, le altre sei cilindri in produzione.

MOTORE E LEGGEREZZA - L’idea del proprietario era chiara: dopo la trasformazione l’unica cosa  imponente doveva rimanere il motore, tutto il resto doveva essere snello e ricalcare la silhouette di una moto da corsa. Per far girare il motore al meglio tutto è stato curato in ogni minimo dettaglio: il rapporto di compressione è stato lievemente aumentato, è stato montato un albero a camme modificato, e aggiunto un radiatore dell’olio, infine si opta per l’assemblaggio di una serie di sei Dell’Orto VHB 26 F muniti di cornetti liberi seguiti da un’accurata messa a punto.

SCARICO OVERSIZE - L’ impianto di scarico doveva essere un 6 in 6, con le fattezze di quelli montati all’epoca dalle MV Agusta da GP. Costruire sei scarichi così, in grado di accontentare l’occhio e l’orecchio ma anche di aumentare la potenza, non è cosa da poco, ed è a questo punto che entra in gioco lo specialista degli scarichi: Figaroli di Costa Volpino.

CICLISTICA RINNOVATA - Per quanto riguarda la ciclistica, gli ammortizzatori originali vengono sostituiti con dei Marzocchi a gas, mentre la forcella viene ripristinata con un’idraulica modificata e addizionata di una piastra di irrigidimento.
Sui cerchi di serie vengono montati pneumatici Avon Roadrider 120/90-18 al posteriore e 100/90-18 all’anteriore. I tre dischi freno vengono forati e viene eliminata la frenata integrale prevista dalla Casa.

VIA CIO’ CHE NON SERVE - Tutto il superfluo viene eliminato; le sovrastrutture si basano su una leggera monoscocca in fibra di vetro dalla forma estremamente sportiva. A corollario del tutto, sono presenti pedane arretrate, mezzi manubri, gas rapido Tommaselli Daytona e una miriade di dettagli d’epoca. Infine, sebbene una trasmissione finale a catena singola avrebbe certamente contribuito ad un minor attrito, la trasmissione Duplex di serie rimane al suo posto, sorretta da  un fascino irrinunciabile.