Yamaha YZF-R6. La rivoluzione riguarda il design e la ciclistica, ovvero quello che da tempo non era stato modificato e quello che aveva bisogno di un aggiornamento. Il motore (ovviamente omologato Euro 4), invece, non è stato stravolto, anche perché non ce n’era bisogno, dato che il quadricilindrico di Iwata era uno dei riferimenti della sua categoria e gli altri Costruttori non hanno presentato nulla di nuovo nel segmento delle supersport. La YZF-R6, infatti, resta l’unica vera novità in un settore che non gode più delle attenzioni delle Case a causa dello scarso interesse che gli utenti stanno riservando alle supersporive di 600 cm3. 

PIÙ LEGGERA - Esteticamente le differenze col precedente modello sono molteplici. La somiglianza con la YZF-R1 è evindete e frontalmente la YZF-R6 è addirittura più aggressiva della sorella maggiore. Per abbattere il peso Yamaha ha utilizzato materiali ultra leggeri, difficili da industrializzare. Il serbatoio non è più in acciaio ma in alluminio, scelta che ha portato un risparmio di peso di 1,2 kg. Inoltre il telaietto reggisella (come il coperchio della testata e alcune parti dei carter motore) è realizzato in magnesio, mentre per costruire l’impianto di scarico è stato utilizzato il titanio. La forcella è identica a quella della YZF-R1, una KYB a steli rovesciati di 43 millimentri di diametro sulla quale sono montate pinze freno ad attacco radiale a quattro pistonicini, abbinate a dischi freno di 320 millimetri di diametro.

ELETTRONICA INEDITA - La YZF-R6 è stata sottoposta a un importante aggiornamento elettronico. Ora, infatti, ci sono sia il controllo di trazione, che ha sei livelli d’intervento e si può disattivare, sia l’ABS racing, che invece non si può disattivare e ha una sola modalità di funzionamento, sia il quickshift, che permette di cambiare senza chiudere il gas. Quest’ultimo è un accessorio che non può mancare su una supersportiva, dato che ormai si è difuso anche sulle moto stradali al 100%. 

L’OPPORTUNITÀ SUI MERCATI EMERGENTI - In Europa, le vendite delle 600 supersportive sono crollate per vari motivi. Una supersport non ha “l’immagine” di una superbike e non è certamente versatile e facile da usare su strada. In sostanza, le supersport non sono abbastanza “cool” in Europa ma sono ancora troppo costose per diventare prodotti di massa nei mercati emergenti, che però stanno crescendo in fretta. Yamaha è stata l’unica ad aggiornare una supersport e questo, in futuro, potrebbe darle un vantaggio nei Paesi asiatici, dove c’è tanta passione per le supersportive e dove gli utenti stanno chiedendo moto sempre più grosse e potenti. 

IN ASIA UNA 600 È UNA MAXI - In Asia, una moto come la YZF-R6 è considerata una maxi, sia per cilindrata, sia per prezzo. Però, se in futuro questi mercati continueranno ad espandersi e a chiedere moto supersportive, le supersport potrebbero vivere una seconda giovinezza commerciale. Insomma, Yamaha ha fatto una scommessa, aggionrando la YZF-R6, senza stravolgere il motore, scelta che probabilmente avrebbe comportato un investimento importante.