Quella del Festival of Speed di Goodwood è una tipica storia inglese da raccontare al pub davanti a un paio di birre. In questa località del West Sussex, nota anche per essere la sede della Rolls-Royce, vive Charles Gordon-Lennox, 11° Duca di Richmont, proprietario della residenza di Goodwood House e gentleman driver. Alla fine degli anni Ottanta partecipa alla 24 Ore di Sebring rimanendo colpito dallo show di pubblico, auto e piloti generato dal libero accesso ai box e paddock, in totale antitesi con quanto stava avvenendo in F1 e MotoGP.

UN CIRCUITO DENTRO CASA - Ritornato tra le verdi colline del Sussex iniziò a pensare a come ripetere un simile spettacolo all’interno della sua immensa residenza, sulla quale già erano presenti un ippodromo, un campo da golf nonché un circuito di 3,8 km nato nel 1948 per gentleman driver e rimasto tale, anche nelle infrastrutture principali. Non avendo la possibilità di ampliarlo decise di utilizzare il parco della sua villa facendo costruire una spettacolare strada immersa nel verde che, attraverso tre curve a destra e due a sinistra porta in cima alla collina della sontuosa residenza.
Il tracciato viene completato nell’ottobre del 1992 e il Duca di Richmont lo inaugura percorrendolo alla guida della sua moto, una Ducati 888 SP4, telaio 254.

LA NASCITA DEL FESTIVAL - L’anno successivo nasce il Festival of Speed: 25.000 spettatori a fronte di una previsione di qualche migliaio. Nelle ultime edizioni le presenze superano quota 200.000 nonostante un prezzo medio del biglietto non certo popolare (150 sterline, quasi 170 euro).

Al Festival of Speed la gara è comunque soprattutto un pretesto per ammirare il meglio del passato, presente e futuro del motorismo mondiale. Il tracciato misura meno di 2 km, con una pendenza massima del 5%. Quest’anno, per la prima volta, è stato abbattuto il muro dei 40 secondi, stabilito dalla mostruosa VW ID.R, bimotore elettrica, la stessa che ha vinto la Pikes Peak e frantumato il record della Nordschleife (6 minuti e 5,336 secondi). Lungo questa nobile striscia d’asfalto sfilano circa 70 moto e 700 auto divise in 44 categorie tematiche, principalmente ispirate alla celebrazione di piloti, marchi e record.

OGNI ANNO UN TEMA - In ogni edizione vi è sempre un tema dominante e quest’anno era i “Record breakers” (primatisti). Tra i motociclisti sono stati celebrati Giacomo Agostini con il suo record di 122 vittorie nel Campionato mondiale e le 50 vittorie ottenute al Tourist Trophy dalla dinastia della famiglia Dunlop.

Su 44 “Batches”, o gruppi, solo tre sono dedicati alle moto, ma di qualità altissima. Come per i piloti anche le moto sono state selezionate secondo il criterio del record. Primati di vittorie, record di velocità, supremazie tecnologiche. La più nota alle nostre latitudini è certamente la MV Agusta 500 3 cilindri, la moto che più ha contribuito al record di 122 vittorie di Giacomo Agostini. Altrettanto famosa è la Gilera 500 del 1957, dominatrice della classe regina negli anni ’50 con il suo motore a quattro cilindri in linea frontemarcia.

Autentica rarità conosciuta per la famosa fotografia del pilota sdraiato supino sul serbatoio è la Vincent HRD Black Lightning del 1949, prima moto a conquistare un record di velocità sul lago salato di Bonneville. Passando dal Nevada alla Florida ma rimanendo nel 1949, la Norton Daytona, che vinse sull’omonimo circuito ma venne squalificata per il motore con albero a camme in testa, lasciando così la vittoria alla Harley-Davidson.

Direttamente dal museo Audi Tradition di Ingolstadt è arrivata una perfetta DKW UL500 del 1937, bicilindrica 500 a 2 tempi con compressore prodotta da quella che, negli anni ’30, era la più grande Casa motociclistica del mondo. In questo viaggio nella storia non poteva mancare la Suzuki XR41 del 1984, prima moto da corsa con telaio in alluminio e progenitrice della saga delle GSX-R.

Dal National Motorcycle Museum di Birmingham e guidata dal suo direttore James Hewing ha fatto tremare i timpani più sensibili la Norton Wankel Rotary RCW che nel 1990 vinse con Steve Spray il TT nella categoria F1, ultima moto inglese a fregiarsi di tale questo titolo.

OCCHI SULLA HAYABUSA - Tra le moto più curiose, la Suzuki Hayabusa Turbo da 540 cavalli con la quale Ted Brady ha ottenuto il record di velocità in Wheeling a 217,85 miglia e la Madmax C208, spinta da una turbina Rolls-Royce 250 C-20B realizzata per l’elicottero Agusta A109 che con i suoi 550 cavalli ha il primato di essere la moto più potente presente quest’anno a Goodwood.

Honda ha celebrato i suoi 60 anni attraverso le più significative moto da corsa prodotte, partendo dalla RC142 che partecipò al TT nel 1956 con Naomi Tanighuchi ottenendo i primi punti iridati della storia del marchio di Hamamatsu. Tra le più ammirate sicuramente la NS500R di Freddie Spencer, la RC45 di John Kocinski e la controversa bicilindrica SP1 con la quale la Honda vinse la 8 Ore di Suzuka del 2001 grazie al formidabile duo Valentino Rossi e Colin Edwards. Degne di nota anche la CBR1000 del 2015 con la quale John McGuinness vinse il suo ultimo TT e la Mugen, il marchio fondato dal fratello di Sochiro Honda che ha dominato nella TT Zero Race anche nel 2019.

La regina della rassegna tuttavia non poteva che essere la RC213V-S con la quale Marc Marquez ha vinto il suo ultimo titolo, per una volta non guidata al limite della fisica come ci ha abituati il fenomenale pilota iberico.
L’anniversario della Honda ha per- messo di rivedere in sella anche i fenomeni australiani Michael Doohan e Casey Stoner, che si sono alternati alla guida dei diversi modelli Honda, compresa la italianissima RC30 del team Rumi, prima moto a vincere il titolo WSBK nel 1988 con Freddie Merkel.

TUTTI A GOODWOOD - Nel West Sussex si danno appuntamento celebrità del motociclismo, facoltosi collezionisti e piloti. È il caso di Sammy Miller, leggenda del trial, 11 volte campione britannico e titolare dell’omonimo museo di New Milton nell’Hampshire, alla guida di una BMW Rennsport 500, giunta seconda nel mondiale del 1956 dietro alla MV Agusta di Surtees.

Altra celebrità locale è sicuramente John McGuinnes, 23 vittorie al Touri- st Trophy, che si è alternato alla guida della Norton V4RR e della Superlight, mossa del nuovo motore bicilindrico 650 che andrà a equipaggiare i prossimi modelli di serie. Tra i britannici, malgrado il cognome tradisca origini tricolori, anche Maria Costello, prima e unica donna a salire sul podio al Tourist Trophy nel 2005 nella categoria Ultra Lightweight.

Si è rivisto anche James Toseland, alla guida della Triumph Moto2, prototipo spinto dal motore 3 cilindri di 765 cm3 che la DORNA ha scelto come propulsore ufficiale della categoria fino al 2021. Unico pilota italiano presente quest’anno era Giacomo Agostini, alla guida di una delle MV Agusta 500 3 Evoluzione, una delle rarissime repliche realizzate da Castiglioni e Mascheroni a fine anni 2000.