Una leggenda, Piero Taruffi, la Volpe Argentata. Una vita impavida dedicata ai motori e costellata di vittorie, record e grandi imprese. Un’esistenza costantemente infiammata dal sacro fuoco della velocità. Per ricordarne il coraggio e l’audacia, durante la Special Edition della “Volpe Argentata Event”, organizzata dalla figlia Prisca in occasione del trentennale della sua scomparsa, è stato esposto il mitico prototipo Bisiluro, capace di raggiungere, nel chilometro lanciato sulla fettuccia di Terracina, l’incredibile velocità di 313 km/h.

ERA IL 1951. Il bisiluro, un’auto - nonostante le sembianze quasi “motociclistiche” - pesava 300 kg e sfruttava due telai di alluminio collegati da tubi sottili; un mezzo leggerissimo, progettato per essere il più aerodinamico possibile, addirittura senza volante perché doveva solo andare dritto. E poi non c’era spazio per lo sterzo, ogni componente superflua andava eliminata. Nella “goccia” di sinistra si trovava l’abitacolo del pilota, in quella di destra il gruppo motore-cambio, di origine motociclistica, oltre al serbatoio del carburante. Diverse le motorizzazioni utilizzate negli anni: 2 cilindri Guzzi 500, poi Gilera 4 cilindri 500, 550 e 350 cc.

Taruffi battezzò la sua creatura “Tarf”, perché progettata e costruita in totale autonomia nel garage di casa. Ben 22 i record internazionali di velocità conquistati tra il 1948 e il 1957.