di Riccardo Piergentili Il limone è stato spremuto tanto e troppo a lungo e alla fine il mercato è crollato, sotto i colpi della crisi economica e a causa di un sistema che non era più sostenibile, né per i concessionari, né per gli utenti. Oggi i Costruttori sembrano avere capito che avevano chiesto troppo all’area moto, in cui, per anni, tutti i manager parlavano di incremento esponenziale delle vendite, obiettivi da raggiungere, crescita, crescita e ancora crescita. DA MOGLIE AD AMANTE - La storia è vecchia e finalmente tutti stanno guardando avanti però il passato non va dimenticato, anzi va analizzato, perché il sistema che le Case hanno provato a sostenere ha cambiato il modo di disegnare e progettare le moto, che non dovevano più restare belle a lungo ma catturare subito l’attenzione per essere scelte dagli utenti. La moto, che per anni è stata per molti una compagna di vita, è stata trasformata in una fidanzata con cui trascorrere due anni, a volte addirittura un’avventura. Dopo il 2000 le moto non sono state più prodotte per invecchiare bene ma per crescere in fretta, come i vitelli che crescono grazie a iniezioni di ormoni e non si ammalano grazie agli antibiotici. CONSUMISMO MOTOCICLISTICO - Questa forzatura ha introdotto il termine consumismo nel mercato moto ed è addirittura capitato che molti abbiano comprato una moto nuova mentre i Costruttori iniziavano a rilasciare i dettagli del modello successivo. La moto è diventata un fuoco di paglia, qualcosa che si doveva usare due anni per poi essere permutato con qualcosa di nuovo. Così, come avviene nelle auto, tanti modelli hanno perso la loro identità (anche perché i designer e gli ingegneri non avevano più il tempo per pensare...) e i concessionari si sono riempiti di moto usate che ancora oggi devono essere smaltite. Poi, quando le banche hanno chiuso i rubinetti, negando i finanziamenti anche a quelli che avevano i requisiti per ottenerli, il sistema è collassato. UN PASSO INDIETRO PER EVOLVERSI - Se si analizza la situazione dal punto di vista delle Case e dei dealer, la sintesi è che... il sistema e gli utili purtroppo sono collassati. Però, ponendosi dal punto di vista degli utenti, questo passo indietro deve essere visto come un’evoluzione. I Costruttori, infatti, hanno ricominciato a disegnare e progettare le moto per renderle belle e tecnologicamente all’avanguardia nel tempo e questa esigenza sta portando sulle nostre strade dei prodotti semplici ma divertentissimi. La necessità di produrre nuovamente moto che devono respingere gli attacchi del tempo, sta provocando l’estinzione delle carene e un gradito ritorno alla cura dei dettagli, alla bella meccanica lasciata in vista, alla semplicità che sta sostituendo lo stile barocco. VINTAGE ANNI '70 - In sostanza, dal punto di vista stilistico, stiamo vivendo un ritorno agli anni ‘70, abbinato ai motori, alle ciclistiche, ai freni e alle gomme moderne. La Yamaha XSR 900 è una delle migliori esponenti di questa nuova filosofia costruttiva, perché la tricilindrica di Iwata riesce a fondere perfettamente i concetti di essenzialità (che non sfocia nella banalità) e di guidabilità (che è anche sinonimo di emozionalità). UNA MOTO È PER SEMPRE - Sono queste le moto che possono diventare compagne di vita, perché sono e resteranno fascinose, perché possono rappresentare la base per effettuare delle personalizzazioni, grazie alle quali è possibile giocare sia in sella, sia nel garage, e perché quando arriva il momento di smanettare, sono in grado di trasmettere quelle emozioni che solo un veicolo a due ruote può garantire.