Come altri modelli Honda degli anni ’60, anche la C 72 portava con sé il nome Dream, che stava a sottolineare “il sogno” del fondatore Soichiro Honda di far conoscere e apprezzare le sue moto a livello mondiale. Un sogno coltivato e perseguito con una determinazione incrollabile se si considera che il marchio (nato come azienda costruttrice di pistoni nel 1937) ha iniziato la sua carriera motociclistica nel 1948 montando un piccolo motore per generatori, residuo del periodo bellico, su un telaio di bicicletta, e già nel gennaio del 1968 aveva sfornato dieci milioni di motocicli, per poi diventare negli anni ’70 il maggior produttore di motociclette di tutto il pianeta.

La C 72 Dream ci 250 cc è stata presentata ad Amsterdam nel 1959, ed è stata la prima moto giapponese ad essere ufficialmente presentata in Europa. Il motore bicilindrico con distribuzione monoalbero in testa era valido, bello esteticamente e di buone prestazioni. Disponeva di avviamento elettrico - dettaglio che sulle moto inglesi di maggiore cilindrata comparirà solo una quindicina d’anni più tardi - impianto a 12V e lubrificazione a carter umido. Con i suoi 20 CV consentiva alla C 72 Dream di superare i 125 Km/h che di fatto, all’epoca, era un’ottima velocità di punta per una 250 di serie.

Purtroppo le sue virtù erano offuscate dalle tozze forme date da telaio e forcella in lamiera stampata e dai 162 kg di peso che la rendevano molto distante dai parametri ricercati sia dai centauri europei che da quelli americani. Insomma, al confronto con le grosse monocilindriche e bicilindriche inglesi che ai tempi dettavano legge la C72 appariva goffa e priva di appeal. Bisognerà aspettare il CB 72 per vedere un telaio tubolare ed una forcella telescopica, poi la storia di Honda inizierà la sua inarrestabile avanzata.