Alla sua comparsa in Italia, nel 1977, costava 2.392.000 Lire, era l’unica 650 a quattro cilindri presente sul mercato, ed è stata subito apprezzata per le prestazioni e per la guida meno impegnativa delle sue sorelle maggiori.

IL MOTORE, valido esteticamente e di dimensioni contenute (era largo 54 cm), come da tradizione Kawasaki vantava il doppio albero a camme in testa e ostentava tutta la grinta ed il carisma dei quattro cilindri in linea cui la casa ci aveva abituati.

COL TEMPO si scoprirà che era anche molto robusto, ma ai tempi lo si sceglieva in quanto potente e circondato dall’aurea di affidabilità conquistata dalla Z 900, inoltre, dettaglio che non guastava affatto, nonostante non fosse certo scarso di cavalleria, non era assetato di carburante.

LA CASA MADRE dichiarava 64 CV e una velocità massima di 195 km/h. Come peso a secco i dati ufficiali dichiaravano 211 kg, mentre la bilancia delle prove ne segnava oltre sei in più. L’accensione era a puntine e l’alimentazione era affidata a quattro carburatori Mikuni VM 24 SS. Il motore, interamente in alluminio, aveva i cilindri con le camicie riportate in ghisa e la testa disponeva di due valvole per cilindro e di un rapporto di compressione di 9,5:1. La lubrificazione a carter umido teneva nella coppa tre litri e mezzo di olio, e per la trasmissione primaria era prevista una catena Morse.

CAMBIO A 5 MARCE precisissimo e avviamento elettrico completavano il pacchetto. Il telaio era solido e ben disegnato, le sospensioni, invece, erano più di estrazione turistica. L’impianto frenante prevedeva un singolo disco anteriore, ma sulla forcella erano presenti gli attacchi per una seconda pinza e sul mozzo c’erano i fori per installare un secondo disco. Dietro, invece, svolgeva onestamente il suo lavoro un freno a tamburo da 180 mm. Le prime serie avevano colorazioni mono tono in rosso, blu o verde metallizzati e montavano ruote a raggi, in seguito sostituite da unità in lega.

LA GRAFICA era data da sottili filetti a tema con la colorazione. La moto appariva curatissima, brillante e con abbondanti parti cromate. Insomma, la Z 650 aveva le dimensioni per attirare chi era restio alle massime cilindrate ed era equipaggiata di tutto punto per non farle rimpiangere, in più aveva una velocità di punta degna di una Kawasaki e sapeva prodursi in accelerazioni fumanti con tanto di striscia nera a terra.