Questo è il Garelli Junior Sport Special del 1966. Nell’immaginario dei giovani il nome Garelli era spesso abbinato ai diffusissimi ciclomotori monomarcia o a tre marce ad uso famigliare, ma il marchio lombardo era presente già nelle cronache sportive degli anni ’20 e l’esperienza per produrre dei mezzi performanti non gli faceva certo difetto.

ANTESIGNANO DEL SUCCESSIVO MONZA, lo “Special” disponeva di mezzi manubri e di una linea slanciata contraddistinta da un lungo serbatoio. La livrea era giallo ocra e l’aspetto serioso si rifaceva più a una motoleggera che a un esuberante cinquanta. La forcella e gli ammortizzatori erano schermati (ma idraulici), le ruote alte da 19” montavano sottili pneumatici da 2,00 e il telaio era a doppia culla aperta.

IL MOTORE PERÒ ERA ALQUANTO BRIOSO: quattro marce con comando sulla destra, lo scarico che partiva con una forma divergente già dall’imboccatura del cilindro e il carburatore da 18 mm che aspirava da una cassa filtro munita di presa dinamica (quello che oggi definiremmo airbox). Cilindro in ghisa e testa con la candela in posizione inclinata, lo Special era capace di oltre 5,5 CV e superava i 9.000 giri/min. Tradotto in prestazioni significa oltre 90 km/h, una velocità che lo collocava di diritto tra i motorini “che comandavano”.