Continuiamo a parlare di Euro 4, e non sarà l’ultima volta, per accennare ad una alle tante novità che questa normativa obbliga ad introdurre. Questa volta parliamo di elettronica ed in particolare dell’obbligo di installare a bordo un sistema di auto diagnosi, capace di comunicare con l'esterno tramite un protocollo standardizzato. Insomma i “malanni” delle nuove moto potranno essere capiti non solo dai tecnici di una officina autorizzata, ma anche da un meccanico generico dotato dell'opportuna attrezzatura, nonché dalle autorità addette al controllo delle emissioni. 

DALLE AUTO ALLE MOTO - Il sistema comunemente è chiamato OBD, ovvero On Board Diagnostics, un’idea che nelle auto è stata introdotta negli anni '80 con l'avvento delle prime centraline elettroniche. La sua nascita non è dovuta a una disposizione di legge ma a vera necessità: gli impianti elettrici diventavano sempre più complessi, con letteralmente chilometri di cavi elettrici lungo tutta l’automobile e ricercare un guasto “alla cieca” significava, anche per le officine specializzate, tempistiche enormi senza nemmeno la certezza di riuscire a trovare un guasto fantasma.

AUTODIAGNOSI SEGRETA - Ogni casa in un primo tempo ha iniziato a sviluppare un proprio sistema di autodiagnosi, ognuno con le sue modalità, anzi l’idea era proprio quella di tenere segreto quanto più possibile il tutto, sia per proteggere il proprio “know how” sia per realizzare una sorta di monopolio delle proprie autofficine, le uniche capaci di intervenire sull’elettronica di bordo. Un sistema del genere, ovviamente, non poteva durare. Le autorità sono intervenute ed hanno iniziato a imporre certe scelte, per permettere una sana concorrenza ma soprattutto per permettere in sede di revisione di monitorare lo status di quei componenti "emission relevant", cioè quelli che, se in avaria, non permettono il rispetto dei limiti delle emissioni inquinanti, ad esempio il catalizzatore, i sensori di temperatura e di apertura farfalla, o le sonde lambda.

OBD-II - Il passo successivo è stato l’introduzione del più evoluto OBD-II, (nasce in California negli anni '90), in grado di monitorare anche parametri legati alla dinamica del veicolo. Questa normativa è stata recepita in Europa con l’avvento della normativa auto Euro3 (primi anni '00) con il nome di EOBD (European On Board Diagnostics). Onestamente ci si aspettava un simile provvedimento anche sulle moto, invece l’Euro 4 prevede una uniformazione un po’ all’acqua di rose. Il sistema che deve essere installato non è completo ma permette comunque di accedere a parecchie informazioni, utili per monitorare i sistemi antinquinamento, ma anche per semplificare la vita al meccanico chiamato ad intervenire in caso di guasto.

RIVOLUZIONE PARZIALE - Un officina generica, ma anche un semplice appassionato, troverà in commercio uno strumento compatibile con qualsiasi moto; serviranno solo degli adattatori perché le spine non sono state unificate. Il software, però, sarà comune a tutte le marche ed i modelli, comunque un bel passo in avanti. Nel 2020 si andrà ancora oltre: arriverà la normativa Euro 5 per tutti i veicoli a due o tre ruote e sarà la volta dell'introduzione del vero e proprio OBD-II.