Presentazione

Le grandi di ieri provate da In Moto

Ci mancherebbe soltanto di ascoltare la voce flautata del computer di bordo comunicare al pilota i dati della rotta da seguire dopo il «decollo», perché l'illusione fosse perfetta e si cementasse la sensazione, stimolata fin dal primo impatto visivo, di trovarsi ai comandi di una astronave aliena e non della Honda NR 750.

Non ci vuole molto però a scoprire che, non solo i pure evoluti microprocessori di bordo non hanno alcuna voglia rimettersi in contatto col pilota, ma che anche l'avveniristico ponte di comando rutilante di lucette e strumenti, e l'avanzatissima tecnologia che nascondono le sinusoidali forme della carrozzeria, non preludono alla scoperta di inusuali meraviglie, alla degustazione di chissà quali memorabili sensazioni.

Ben presto si realizza, non senza un certo disappunto, che la NR funziona egregiamente, in maniera impeccabile, ma senza rivoluzioni. Che tutto scorre come un compitino ben fatto ma senza alcuna palpabile personalità. Che si tratta di una esercitazione, di una esibizione fine a se stessa, che ha generato un oggetto magari da includere in un blocchetto di resina trasparente per preservarne le forme dalle ingiurie del tempo e tramandarle ai posteri.

Sembra quasi che la Honda abbia realizzato qualcosa di così raffinato e definitivo per pura accademia, per una mera dimostrazione delle sue superiori capacità di sintesi tecnologica. Ma se da un lato appaiono chiare le motivazioni che hanno portato alla definizione di un prezzo di quasi 100 milioni di lire (dovuto evidentemente alle citate ricercatezze, al desiderio di accentuare l'alone di esclusività della macchina, ed alla tiratura limitatissima), resta comunque un mistero la scelta di mortificare tanta ricerca e tanto impegno, limitando la potenza su valori ormai alla portata della maggioranza delle settemmezzo sportive.

Forse contavamo troppo sulle prestazioni fantascientifiche di cui si era vociferato all'epoca della prima presentazione della NR 750 al Salone di Tokyo del 1989, e per questo siamo delusi.

Tuttavia la tesi proposta dalla Honda secondo la quale per la NR 750 si è ricercato soprattutto l'equilibrio e la fruibilità delle prestazioni scandagliando nuove frontiere per la categoria sport touring, è fumosa ed evidentemente non regge. Ci sembra più verosimile che la scelta di scendere dai 160 CV potenziali che stanno all'origine del progetto, ai 140 CV dichiarati all'epoca della sua presentazione, successivamente scivolati ai 125 CV della versione definitiva, trovi univoca spiegazione nell'esigenza di scongiurare qualsiasi problema di affidabilità.

Abbiamo avuto tra le mani la NR 750 proprio nel periodo in cui avevamo in prova anche la CBR 900 RR e questo ci ha permesso di approfondire alcune valutazioni. L'improbabile confronto fra le due macchine ci è servito a comprendere nella maniera più compiuta come le filosofie così antitetiche che le hanno generate, possano convivere nell'ambito della stessa Casa motociclistica. Evidentemente agli antipodi rispetto alla prestigiosa parente, la CBR 900 RR è concreta, con «Ie ruote per terra»: non cerca di stupire, di fare leva sulla fantasia con colpi ad effetto, ma va a cercare prestazioni ed equilibrio affrontando un percorso ben poco esplorato: quello della compattezza dimensionale e della leggerezza per sfruttare nel migliore dei modi il suo budget di potenza.

 

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