Viaggio in Cina: l'impero colpisce ancora | PARTE 2 

Prosegue il viaggio in Cina dei nostri avventurieri, iniziato sul numero scorso. 3.400 km di incontri e sorprese, in un territorio magico, sospeso tra antico e moderno
Viaggio in Cina: l'impero colpisce ancora | PARTE 2 

Emilio Salvatori e Cristina ZoliEmilio Salvatori e Cristina Zoli

Pubblicato il 1 gennaio 2026, 13:45 (Aggiornato il 2 gen 2026 alle 10:50)

Viaggio in Cina: INFORMAZIONI UTILI

L’ITINERARIO E I DOCUMENTI

Non occorrono poi molti documenti per viaggiare in Cina, specie ora che per i cittadini italiani è possibile entrare nel Paese per motivi di turismo senza richiedere un visto d’ingresso per un periodo massimo di 30 giorni.

Più problematica è il rilascio della Patente di guida temporanea. È anche per questo che ci siamo avvalsi della collaborazione della RoadPioneer.com, il tour operator cinese specializzato nell’organizzazione di viaggi in moto, che ci ha aiutato a superare questo scoglio ma anche seguito da remoto indirizzandoci verso le migliori mete da visitare e sulla scelta degli hotel lungo il cammino.

La moto del viaggio: MOTO MORINI X-CAPE 700

Il nostro viaggio in Cina si è svolto in sella ad una Moto Morini X-Cape 700, messaci a disposizione dalla Moto Morini China su richiesta della direzione italiana dell’azienda. Non era ancora arrivata nei saloni dei concessionari italiani quando l’abbiamo potuta provare per poi condurla in un’avventura lunga 43 giorni e 6000 km, non solo confermando tutto il buono che questo modello di successo aveva mostrato con il 650 ma raggiungendo la maturità con la crescita di cilindrata, e quindi di potenza e coppia, che ne fanno, grazie all’accessoristica anche di serie, una moto ideale per il viaggio avventura anche a lungo raggio e in coppia. 

LA LEGGENDA DEL DAHONGPAO: IL “TÈ DELLA ROCCIA”

La leggenda narra che, in tempi antichi, uno studioso che si recò nella capitale per sostenere un esame si ammalò mentre passava vicino al Monte Wuyi e fu curato dal monaco del vicino Tempio Tianxin usando il tè come medicina, così da poter partecipare all’esame imperiale e qualificarsi come studioso numero uno.
In segno di gratitudine, lo studioso tornò al Monte Wuyi e appese la sua veste rossa reale (Dahongpao in cinese) all’albero del tè, da cui il nome “Dahongpao” che significa “ringraziamento” e “preghiera”. Le sei piante madri di Dahongpao esistenti e venerate sono varietà di tea tree con un’età di oltre 300 anni da cui tramite talea – oggi vietata – sono nate le piantagioni di té.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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