L’eterna FJR 1300 si rinnova nel profondo senza perdere la sua identità di turistica pura, innanzitutto comoda e affidabile. Più meccanica che elettronica nella dotazione tecnica, almeno per questa versione   Tra piccoli ritardi e coincidenze serratissime, saliamo sull’aereo per Madrid con il fiato in gola e senza bagaglio. Perso chissà dove. Lungaggini allo sportello “lost&found” e i colleghi che partono alla volta delle colline. Due ore di ritardo e l’appuntamento con i fotografi che sembra lontanissimo di spazio e vicinissimo di tempo. Quando saliamo sulla FJR 1300 ci fiondiamo per il traffico di Madrid un po’ alla bischera. Impossibile. Impossibile che questa moto pesi 280 e rotti chilogrammi. Scivoliamo fra le colonne di auto con un’agilità che nemmeno gli scooter hanno. Per non parlare dell’autostrada... Ma andiamo con ordine. La FJR 1300 A esce dal concessionario già pronta per macinare chilometri con borse, ABS, doppia mappatura e tutto il resto, ma costa un po’ cara: 17.690 Euro. Il motore a quattro cilindri in linea per 1.300 cm3 non è uno scherzo. Le sovrastrutture invece lo nascondono bene e non occorre prendere troppe misure per salire in sella. Questa turisticona Yamaha è proprio comoda, morbidissima, e per nulla stancante. Il manubrio è abbastanza largo ma soprattutto alto: si impugna senza alcuna difficoltà e non ci si stanca mai di stringere la manopole fra le mani. Il parabrezza regolabile elettricamente, inoltre, fa davvero bene il suo dovere: ripara perfettamente spalle e braccia e la fatica da fare per contrastare il soffio d’aria è davvero poca. Anche sul posizionamento delle gambe non c’è nulla da eccepire: telaio e motore si fanno circondare con piacere e le pedane sono alte quanto basta per concedervi signore pieghe e basse a sufficienza da non indolenzire le ginocchia nemmeno dopo molte ore in sella. Vibrazioni? Poche, solo qualche leggero tremolio ai piedi e al manubrio, ma solo ai medi regimi. Se, per quanto riguarda la posizione in sella, sono davvero poche le cose da obiettare alla FJR, non ci hanno del tutto convinto i blocchetti elettrici, con alcuni tasti in una posizione non immediata da assimilare, e il selettore del cambio, un po’ troppo ruvido. Piacevole però la possibilità di comandare praticamente tutto dal blocchetto di sinistra, dal parabrezza alle manopole riscaldate, passando per il cruise control, ma la posizione del selettore (che si trova al posto del flash dell’abbagliante) merita un po’ di pratica. Bene la sella, morbida e confortevole oltre che (leggermente) regolabile in altezza e comoda la tasca anteriore “svuotatasche”. Anche il vano sottosella è abbastanza spazioso e sfruttabile. Queste due caratteristiche, unite alla valigie laterali comprese nella dotazione standard, aiutano non poco a stivare bagaglio ingombrante e le piccole ed irrinunciabili cosucce da tenere a portata di mano. DA FERMO Moderna senza esagerare, sobria. La FJR è la moto che ci si immagina pensando a una comoda turistica. La linea rimane aderente a tutti i concetti che ne hanno decretato il successo, lasciando solo qualche spigolo più in vista e avvicinandosi ancora un po’ al disegno tipico di casa Yamaha. La FJR è la moto che deve essere. Le linee dicono la verità sulle caratteristiche che la rendono così comoda e godibile. Il grande parabrezza, regolabile elettricamente, fa da schermo a tutto quello che marcia in senso opposto, la carenatura avvolge sì la meccanica, ma anche gli arti del pilota, riparandoli. Il quattro cilindri è perlopiù nascosto, ma nella zona delle pedane del pilota si intravede un po’ di bella meccanica, e male non fa. Le rifiniture sono molto curate, così come belle e resistenti sono le plastiche: la Casa giapponese non ha certamente abbandonato il buon gusto per una moto importante e costosa come questa. Al tatto tutto è solido, liscio, resistente. Alla vista elegante, piacevole e senz’altro duraturo. Il disegno sobrio si sposa perfettamente con il cliente tipo di questo segmento e alcune raffinatezze tecniche e stilistiche non fanno che confermare l’attenta progettazione della moto. I tagli nella carenatura creano notevoli benefici aerodinamici e di dispersione del calore, il solido forcellone a doppio braccio cela una precisissima trasmissione ad albero, davvero poco esosa in termini di manutenzione, e la sella, morbida e accogliente, nasconde un vano non profondissimo ma comunque sfruttabile. Gli scarichi cromati, nascosti sotto le valigie di serie, rifletteranno nelle foto quello che vi circondava durante i vostri viaggi. E ricorderete meglio. 12298pqj   IN MARCIA Affrontiamo agili il congestionato traffico madrileno all’inseguimento degli ormai lontanissimi colleghi. La FJR scivola fra le auto come non ci si aspetta e grazie ad una risposta morbidissima all’acceleratore non ci mette in difficoltà. La potenza, che non è poca, viene trasferita alla ruota posteriore con una dolcezza impressionante, anche utilizzando la mappatura più sportiva. Se le dimensioni non creano alcun fastidio anche negli spazi più ristretti, la risposta morbidissima delle sospensioni può sulle prime creare qualche imbarazzo, ma è una semplice questione di fiducia. Anche senza intervenire sulle regolazioni delle sospensioni (cosa peraltro facilissima), ci si può accordare in pochi chilometri alle reazioni della FJR. Anche sulle sconnessioni più accentuate il comfort non viene mai meno e la moto, pur scomponendosi un po’, non si discosta dalla traiettoria impostata e non perde mai aderenza. Sicurezza quindi, ma anche un gran comfort di marcia. In autostrada si può godere dell’ottimo riparo aerodinamico offerto dal parabrezza regolabile e dalla altrettanto efficace sagomatura delle sovrastrutture. I 146 cavalli dichiarati da Yamaha sono docili al punto da sembrare meno, soprattutto quando ci si ritrova a dover affrontare un sorpasso veloce in quinta marcia. Già, la mancanza della sesta marcia si sente, soprattutto un’overdrive che si sposerebbe perfettamente con la filosofia della moto. Certo, il cambio è ben spaziato e la rapportatura non metta mai in sofferenza il motore, ma la grande elasticità offerta dalla cubatura e dalla cavalleria permetterebbero di viaggiare ai limiti delle velocità concesse a regimi da camion, diminuendo ulteriormente i consumi e le pur minime vibrazioni. Lasciamo la congestionatissima M40 (l’autostrada che avvolge Madrid) per la rete secondaria che ci avvicina alla nostra meta. Qui possiamo dare un po’ di sfogo ai cavalli verificando come potenza e aerodinamica abbiano trovato un perfetto accordo a bordo della FJR. Anche a velocità elevate le turbolenze sono minime, la guida è assolutamente riposante e il rumore, sia meccanico che del vento, non disturbano in alcun modo la guida. Selezioniamo sul cruise control la velocità che desideriamo mantenere e ci abbandoniamo al piacere del viaggio, isolati solo dai fastidi. Il tempo di rilassarsi ed è già ora di lasciare l’autostrada: una bella distesa di curve aperte e un asfalto perfetto ci permettono di mettere alla prova la tenuta di strada di una moto facile quanto efficace. Non tocchiamo la taratura delle sospensioni, anche se molto morbida, e decidiamo di affrontare allegramente i chilometri che ci separano dall’appuntamento impiegando la configurazione standard. L’inaspettata maneggevolezza che avevamo notato affrontando il traffico ci aiuta a mantenere un ritmo piuttosto sostenuto e, nonostante qualche oscillazione di troppo a centro curva, la FJR si comporta egregiamente anche esagerando. Merito delle ottime Metzeler Z8, di un telaio che fa davvero il suo dovere e di un’erogazione corposa e dolcissima che permette di sfruttare per tutti i giri anche le marce più basse, mantenendo uno stile di guida comunque pulito e rotondo. Grazie alla grande dolcezza di erogazione, l’utilizzo della mappatura più dolce diventa, almeno in condizioni di asfalto così perfette, quasi del tutto inutile. Così, quasi senza accorgercene, abbiamo raggiunto i colleghi in perfetto orario, e il test finisce dopo qualche centinaio di chilometri passati in grande serenità. Ecco allora palesati i più grandi pregi di questa ammiraglia giapponese: ti mette a tuo agio a tal punto che in un attimo si è già arrivati. 12298pr7