Pensavate che la Multistrada avesse già raggiunto l’apice della tecnologia motociclistica? Sbagliato, ecco che arriva la nuova versione Skyhook, prima moto al mondo con sospensioni semi-attive. Qualche lieve ritocco estetico e una gamma più ampia e confortevole   La struttura del “Guggenheim Museum” di Bilbao fende il cielo con i suoi aculei lastricati di vero titanio. Intorno è acqua, strade, e una bella trentina di Multistrada ad attenderci. Un singolo allestimento, per cominciare, ovviamente S e ovviamente corredate dal nuovo sistema Skyhook. Prima di salire però ci sono i dovuti rituali: conferenza stampa, ringraziamenti, e la spiegazione in termini tecnici di un sistema che promette di cambiare un piccolo pezzo del mondo moto. Il termine Skyhook si può tradurre letteralmente in “uncino dal cielo”, termine poetico coniato da Ducati per spiegare le prima sensazione che si prova a bordo della rinnovata “Multi”: «è come guidare appesi a un gancio, con le ruote che sfiorano terra e la sensazione di planare sulle asperità del suolo», dicono. In termini tecnici la spiegazione non è meno affascinante: i sensori all’interno delle sospensioni leggono le condizioni dell’asfalto e adattano il set-up in 10 millisecondi, agendo sulle valvole dei passaggi idraulici. Al pilota tocca il mestiere più facile, e bello: scegliere dove andare e quale Riding Mode utilizzare. E ruotare il gas, ovviamente con cautela. 12272oij DA FERMO Se non ci si vuole addentrare nei dettagli più tecnici e nascosti della nuova Multistrada, è senz’altro difficile individuare le differenze con il modello che l’ha preceduta. Le novità sono tante, principalmente tecniche. Le nuove sospensioni attive Skyhook sono costruite da Sachs quindi, anche nel modello più sportivo “Pikes Peak”, hanno perso la colorazione dorata delle precedenti Ohlins. Il colpo d’occhio estetico non convince del tutto, soprattutto a causa della finitura grigio-opaca, ma il passo in avanti tecnologico fa dimenticare subito il passato. Novità si nascondono anche nella zona anteriore con il nuovo fanale, ora a led, nel nuovo cupolino, più ampio e facilmente regolabile e nella riveduta tasca portaoggetti anteriore, più semplice e resistente. Le finiture sono nel complesso curate anche se, visto anche l’esborso richiesto per l’acquisto, non avremmo disdegnato una migliore cura costruttiva per alcuni elementi plastici. Certamente questa nuova versione di Multistrada ha perso molto, almeno esteticamente, dell’immagine sportiva che l’aveva contraddistinta andando però a stuzzicare i gusti e le richieste di un pubblico più maturo ed esigente. Prova ne è anche la versione GT, presto in arrivo, destinata proprio ai mototuristi più incalliti. Per chi non rinuncia a... mostrare che piega c’è la cattivissima (e carissima) Pikes Peak, impreziosita da numerosi particolari in carbonio e dagli splendidi cerchi Marchesini a 3 razze a Y in alluminio forgiato del tutto simili a quelli impiegati sulla Panigale. Anche la nuova versione “base” vanterà una dotazione di serie piuttosto interessante: il DCT e l’ABS fanno infatti parte del DSP (Ducati Safety Pack) che Ducati offrirà di serie. IN SELLA La Ducati è stata chiara: per allargare i confini della Multistrada occorreva offrire qualcosa in più in termini di comfort. Attraverso il nuovo sistema sospensivo, ovvio, ma passando anche per dettagli meno eclatanti. Come il cupolino, ora più alto, largo e regolabile in altezza. Attraverso il motore che vanta sempre la stessa fornitissima scuderia di cavalli, ma è ora più trattabile ed elastico e, soprattutto, economico. Il merito è del nuovo sistema a doppia candela e al riposizionamento degli spruzzatori degli iniettori che ottimizzano la vaporizzazione (quindi la combustione) e permettono di abbassare i consumi. Le prime positive sensazioni una volta in sella non tardano ad arrivare: la risposta al gas è più dolce, gestibile, e si percepisce immediatamente il continuo mutare della risposta delle sospensioni. La struttura della Multistrada non è però cambiata: rimane la bella sensazione di inserimento nel corpo macchina evidenziata dalle sottili sovrastrutture e dall’ottima accordatura fra sella e serbatoio. Leve e comandi sono di ottimo livello e perfettamente alla portata durante la guida grazie anche agli ampi range di regolazione. Le funzioni della strumentazione, così come la selezione fra le opzioni di guida, sono comandate da una slitta sul blocchetto elettrico sinistro, quindi perfettamente fruibili senza bisogno di staccare le mani dal manubrio. 12272oh0 Un centinaio di metri, il tempo di imboccare il ponte che scavalca il Guggenheim, ed è già molto chiaro a che livello di sviluppo sia arrivato il nuovo sistema Skyhook. La continua calibrazione dell’assetto si percepisce subito, non per il lavoro delle pompe e degli accelerometri che è silenzioso, nascosto, ma per il perfetto tempismo con cui riusciamo ad avvertire cosa sta passando sotto le ruote della nostra Multistrada. L’idraulica lavora per noi adattando istantaneamente il comportamento della moto alle condizioni dell’asfalto e al nostro stile di guida, dando un ulteriore aiuto alle possibilità offerte dai Riding Mode. I pneumatici rimangono ancorati al suolo, migliorando il rendimento dell’impianto frenante, dell’ABS e del controllo di trazione. Affrontiamo il primo tratto di strada in modalità Touring: 150 cavalli docili a disposizione, controllo di trazione, ABS (ora regolabile) su livelli apprensivi e un assetto in continuo mutamento. La strada scorre sotto le ruote, il sistema Skyhook lavora per noi. Infiliamo le marce una dietro l’altra, godendo dell’ottimo tiro del propulsore e disturbati solo dalla troppa ruvidità del selettore del cambio: le moto hanno appena iniziato il rodaggio! L’oceano ci scorre a fianco, rabbioso per il vento che soffia insistente. Il nuovo taglio del cupolino ha migliorato sensibilmente il riparo aerodinamico e, grazie all’importante raggio di regolazione, riusciamo a rintanarci quasi completamente dalle turbolenze, lasciando solo le braccia in balia dell’aria. Ci facciamo cullare dalle bellissime curve che la strada disegna intorno alla frastagliata costa basca, rimpiangendo solo una maggior morbidezza nelle risposte. Sì, anche scegliendo la modalità Touring, la taratura di base non è morbidissima. Il feeling di guida è elevato e le possibilità di affinare il rendimento ai nostri voleri pressoché infinite, tuttavia la natura sportiva della Multistrada non ci abbandona. Per cercare il vero comfort bisogna orientarsi sulla configurazione Urban che, nonostante la limitazione a 100 cavalli, permette di godersi appieno lo splendido carattere di questa moto. È proprio utilizzando questo Riding Mode che si avverte maggiormente il lavoro delle sospensioni attive. Le risposte sono morbidissime sia a livello ciclistico che motoristico, mentre la dolcezza con cui la moto obbedisce ai nostri ordini ci permette di goderci la splendida cornice che abbiamo intorno. L’asfalto, a tratti sporcato dalle tracce del temporale del giorno prima, inizia ad asciugarsi e ci invita a osare qualcosa di più. La carreggiata è ampia, deserta: optiamo per la configurazione Sport. Ecco, è questo il momento in cui la Multistrada torna prepotentemente ad essere quello che è: una Ducati dura e pura, sportiva al punto da mettere ben 150 cavalli a disposizione del polso destro. ABS e controllo di trazione in questa modalità lasciano ampio margine al pilota. La sensazione, istantanea, è quella di avere un’altra moto per le mani. Il sistema Skyhook allinea istantaneamente le regolazioni idrauliche delle sospensioni ai nostri voleri, e ai dettami dell’asfalto. La tenuta di strada? Assoluta: il contatto con il suolo sembra non venire mai meno, la fiducia nella ciclistica e nei pneumatici (gli ottimi Pirelli Scorpion Trail) è assoluta. Sicurezza, per dirla in una parola, e puro gusto di guida. Non c’è nessun bisogno di riparametrare le nostre abitudini: la “Multi” si comporta esattamente come ci si aspetta. In staccata e in fase di percorrenza di curva i trasferimenti di carico sono limitatissimi e la moto si trova sempre nell’assetto ideale. Solo in caso di correzioni improvvise di traiettoria si percepisce il lavoro delle sospensioni e si può incappare in immediati, e sulle prime inaspettati, irrigidimenti di assetto. Una caratteristica strettamente legata al “modus operandi” del sistema sospensivo, che richiede un breve periodo di apprendistato. In queste situazioni può venire in aiuto il propulsore, più corposo e dolce che in passato, e l’ottima modulabilità dell’impianto ABS, inedito e regolabile nel livello di intervento. Anche le possibilità di interazione con i Riding Mode sono state incrementate: il pilota può variare la taratura anche in base al carico grazie a 4 livelli preimpostati (solo, solo con valigie, coppia, coppia con valigie) o intervenire distintamente su ogni impostazione attraverso una procedura semplificata rispetto alla precedente versione. Le numerose situazioni di guida che abbiamo incontrato durante il nostro test ci hanno permesso di saggiare le ottime potenzialità della nuova Multistrada in molteplici condizioni di guida. Il “trait d’union” è senz’altro l’animo sportivo, palesemente ostentato da un carattere comunque esuberante, tuttavia le ampissime possibilità di interazione permettono alla rinnovata maxi bolognese di proporsi senza vergogna come moto totale. D’altronde anche sul breve tratto sterrato che abbiamo affrontato, nulla ci ha ricordato di essere alla guida di una Ducati da 150 cavalli e svariati mila Euro. Sì, forse sarà proprio questo l’ostacolo più elevato per chi vuole avvicinarsi a questa incredibile moto: il listino della versione S parte dai 19.590 Euro della Touring arrivando fino ai 22.290 Euro della sportivissima, iconografica e fibrosissima Pikes Peak. A dicembre arriverà anche la GT (a 20.990 Euro), studiata apposta per chi vuole macinare chilometri: valigie, parabrezza ancora più ampio, numerosi accessori e i nuovi pneumatici Pirelli Angel GT, tutto costruito apposta per lasciarsi un sacco di strada alle spalle.