Si migliora ancora una delle icone Ducati, che in questa versione può vantare tanto carbonio, componenti pregiati e l’utile Data Analyser. Una motard che regala emozioni forti Impossibile dimenticare le immagini di Ruben Xaus completamente di traverso in sella alla Hypermotard, col ginocchio a terra e il pollice sinistro sollevato verso il cielo. Era il 2007, anno di presentazione di questa moto che ha cambiato per sempre la storia della Ducati. Quelle foto hanno fatto innamorare tanti appassionati della Hyper, che negli anni è diventata una delle icone della nuova era della Casa di Borgo Panigale. Linee forti per emozioni forti: un design da Supermotard per una guida da ginocchio a terra. Nella versione 1100 EVO SP il già forte carattere della moto è stato addirittura estremizzato, anche grazie all’esperienza fatta in pista nel Desmo Challenge. Per il 2012 la famiglia Hypermotard vede tre modelli: la più abbordabile 796 (dire entry level non sarebbe appropriato...), la 1100 EVO e appunto la 1100 EVO SP Corse Edition, disponibile nella sola colorazione “Corse” e in vendita al prezzo di 14.105 Euro chiavi in mano. Di fatto non si tratta di un modello nuovo, bensì di una rivisitazione grafica della moto che già era in listino nel 2011. In questa versione, la sportività della Hypermotard è estremizzata grazie ad una dotazione tecnica di prim’ordine, dal largo utilizzo di parti in fibra di carbonio, passando per diversi pezzi pregiati come ruote e sospensioni e per finire con l’equipaggiamento di serie del DDA, ovvero il Ducati Data Analyser, optional per le altre moto della famiglia. Questo sistema, comprensivo di software per PC, scheda USB da 4 mb per il recupero dati e istruzioni, permette di analizzare le prestazioni della moto e del pilota, e di effettuare confronti tra diversi canali informativi. Il sistema registra l’apertura del gas, velocità del mezzo, regime del motore, temperatura del motore, distanza percorsa, giri, tempi sul giro e calcola inoltre automaticamente i dati relativi al regime del motore e velocità del mezzo, in modo da mostrare anche la selezione delle marce come ulteriore canale informativo. Insomma, una vera acquisizione dati come sulle moto da corsa. DA FERMO Tanto di cappello alle linee dell’Hypermotard, che grazie alla dotazione della versione SP guadagnano qualche carato. Merito del tanto carbonio presente, a cominciare dal codino, per passare ai copricinghie del motore e i parafanghi anteriore (e copristeli forcella) e posteriore. La colorazione “Corse” esalta ancora di più le linee della Hyper, sulla quale spicca sempre il rosso telaio a traliccio. Sembra non sentire gli anni questa Ducati, che, va ricordato, è stata svelata per la prima volta al pubblico, in versione concept, all’EICMA di fine 2005. Basta guardarla per capire perché abbia fatto girare la testa a tanti appassionati. In questa versione, inoltre, la grossa forcella Marzocchi di 50 mm Ø, le pinze Brembo monoblocco e i cerchi forgiati Marchesini è sicuro che turberanno ancora di più i sogni di chi la vorrebbe nel proprio garage. Su questa SP, nata per chi ama la pista, avremmo forse preferito un manubrio più “leggero”, ovvero senza i paramani con frecce e specchietti integrati, croce (perché scomodi) e delizia (in quanto vero elemento di design) della Hypermotard. Tra gli accessori sono disponibili paramani e retrovisori più tradizionali, che forse avrebbero dato una piccola ventata di freschezza a questa versione. Per il resto nulla da dire: la Hypermotard 1100 EVO SP sprizza sportività da ogni bullone. E anche il manubrio più alto lo conferma, a differenza di quanto scelsero i designer, che per la prima versione optarono per raiser molto bassi: con questa modifica, la Hyper ha un aspetto ancora più motard! 11357csx IN MARCIA Il modello SP Corse Edition è quanto di più sportivo si possa chiedere a una Hypermotard. Nata per chi non ama le vie di mezzo, questa versione è dura e cruda, come una vera moto da corsa, e lo si percepisce appena si sale in sella, più alta di 30 mm rispetto al modello 1100 EVO. Nei movimenti da fermo, questa differenza, fa penare parecchio chi è sotto il metro e ottanta di altezza, ma in movimento permette pieghe pazzesche, senza il rischio di fastidiosi sfregamenti delle pedane sull’asfalto. Questa differenza, che appunto garantisce una superiore luce a terra, è stata resa possibile grazie all’utilizzo di una grossa forcella Marzocchi di 50 mm Ø con steli dotati di riporti superficiale antiattrito DLC nero e di un mono Ohlins con serbatoio separato, entrambi completamente regolabili. La differenza di altezza si percepisce appena si sale in sella, come è immediato il diverso feeling con il manubrio a sezione differenziata, ora dotato di raiser più alti, in perfetto stile motard. Questa soluzione, se da un lato ha reso la moto un filo meno agile nei cambi di direzione, ha permesso di guadagnare un po’ di fiducia sull’anteriore, da sempre poco comunicativo sulle Hyper. A ridare agilità ci hanno poi pensato i due splendidi cerchi forgiati Marchesini in lega d’alluminio. Verniciati di nero con banda rossa, sono il sogno proibito di ogni appassionato del marchio Ducati. Che la SP sia una moto dedicata alla pista lo si deduce anche dalle coperture: Pirelli Diablo Supercorsa SP, ovvero quanto di più sportivo si possa desiderare su strada. Altra chicca di questa versione sono poi le pinze Brembo monoblocco. Queste, prese direttamente dalle corse, hanno 4 pistoncini di 34 mm ognuna e lavorano accoppiate a due dischi di 305 mm Ø. La dotazione di serie prevede poi comandi idraulici al manubrio con pompe radiali e leve regolabili e pedane con profilo in metallo seghettato per aumentare la presa dello stivale in condizioni estreme (e ricoperte di gomma). Le pedane hanno inoltre una protezione in teflon sotto ognuna. La posizione in sella è da motard vera, anche grazie al bicilindrico al L raffreddato ad aria-olio, che rende l’Hypermotard davvero snella. Il propulsore, nella già conosciuta versione EVO, è quanto di meglio sia uscito dagli stabilimenti Ducati in fatto di bicilindrici a due valvole. Chi ha già avuto la possibilità di provare una Hypermotard lo sa: questa moto non è sicuramente tra le più facili da guidare. E tra l’altro questa è una sensazione che si percepisce subito, anche solo guardandola da fermo. Non è facile perché è rigida, caricata sull’avantreno, e ha un motore esuberante, che a ogni battito regala scariche di adrenalina a chi è in sella. Non è certo una moto per chi vuole andare a spasso, anche perché, ai bassi regimi, il bicilindrico bolognese vibra, “spinge” e diventa un po’ irregolare nell’erogazione, come se cercasse un po’ di sfogo. Basta comunque salire di pochi giri per sentire diminuire le vibrazioni e soprattutto per renderlo più gestibile, anche se va detto che questo propulsore è adatto solo a chi è in grado di domarlo, perché anche se i cavalli non superano i 100, se ci si fa prendere la mano si corre il rischio di farsi portare in giro dalla moto, aggrappati al manubrio come pupazzi. L’Hyper va domata, e una volta acquisito il giusto feeling con il gas, che praticamente è direttamente collegato con la ruota posteriore, non è difficile trovarsi a giocare con l’anteriore che sfiora l’asfalto. Nelle prime marce basta davvero un grado in più di rotazione del polso destro per sparare l’anteriore verso il cielo. Situazione sicuramente entusiasmante, anche perché chi acquista una Hypermotard cerca proprio questo, ma decisamente delicata quando il fondo è irregolare. È infatti in queste condizioni che la EVO SP va guidata da mani esperte, perché può diventare nervosissima e imbizzarrirsi come un toro al rodeo, senza contare il fatto che la notevole coppia può far perdere improvvisamente aderenza al posteriore. Insomma, quando piove bisogna fare molta attenzione, anche perché il potentissimo impianto frenante è moto aggressivo e poco modulabile e in caso di frenata d’emergenza il bloccaggio della ruota davanti è difficile da evitare. Stesso discorso per l’impianto posteriore, con il quale serve un po’ di feeling. Frena bene, ma blocca facilmente. Insomma, la Hypermotard resta una moto di carattere, e in questa versione diventa ancora più incline all’uso esclusivamente sportivo e in pista. Perché il comfort non è certo elevato, la protezione aerodinamica è nulla, ma tra le curve è un fulmine. Si butta in piega rapidissima e altrettanto rapidamente cambia direzione. Predilige una guida da sportiva (quindi pochi piedi a terra) e, a patto che l’asfalto sia perfetto, ha una stabilità eccellente. Il cambio è buono, la frizione soffre un po’ se stressata in città, ma nel complesso funziona bene, anche perché nel traffico, quando si va piano, si è costretti ad averla sempre in mano per controllare l’esuberanza del bicilindrico bolognese. Insomma, se usate la moto solo in città, la Hypermotard EVO SP Corse Edition non fa per voi, ma se passate le domeniche tra un tornante e l’altro, allora è ciò che dovete avere nel vostro garage. Ma occhio ai punti della patente, perché farsi prendere la mano con questa moto è fin troppo facile! 11357cu9