Test Triumph Tracker 400 e Thruxton 400: i voti del #sottoesame

Siamo volati in Spagna per provare due motine tutto pepe made in Hinckley. Sono loro le classiche per patente A2 migliori di sempre?
Test Triumph Tracker 400 e Thruxton 400: i voti del #sottoesame

Michele LallaiMichele Lallai

Pubblicato il 29 marzo 2026, 11:00 (Aggiornato il 29 marzo 2026, 09:31)

Triumph prosegue l’espansione della piattaforma 400 con due declinazioni tecnicamente affini ma profondamente diverse nell’impostazione: la Tracker 400 e la Thruxton 400. Due “Modern Classic” che condividono telaio e motore, ma interpretano il concetto monocilindrico con filosofie opposte, una ispirata al flat track e l’altra alla tradizione café racer. Siamo volati in Spagna per provarle e darle i voti in questo #Sottoesame.

Test Triumph Tracker 400 e Thruxton 400: Design

Dal punto di vista estetico, le due nuove 400 di Triumph si differenziano dalle sorelle TR-Series per rivolgersi ad un pubblico più giovane e sportiveggiante. Con la Tracker abbiamo grafiche accattivanti e uno stile sbarazzino, fatto di dettagli che ricordano il mondo del flat track pur non abbracciandolo in modo completo, perché qui siamo più davanti a una naked classicheggiante anche per proporzioni e vocazione naturale. La Thruxton a sua volta punta al pubblico giovane con una bella semicarena e i semimanubri, ma con il solito “vibe” vintage che dà a questa versione forse l’estetica più equilibrata e armonica di tutta la serie. La presenza dell’unghia monoposto per entrambe le moto è un altro elemento che le accomuna, benchè siano diverse nella forma. L’attenzione alla differenziazione dei due modelli si nota anche da dettagli più piccoli come i diversi scarichi, cover dei corpi farfallati e piastre paracalore dello scarico. Grafiche curatissime come sempre. Voto: 8,5

 

Test Triumph Tracker 400 e Thruxton 400: Contenuti tecnici e dotazioni

Il cuore del progetto è il monocilindrico TR-Series da 398 cc, raffreddato a liquido, 4 valvole e distribuzione DOHC. La potenza dichiarata si attesta a 42 CV a 9.000 giri/min (5% in più delle versioni precedenti), con una coppia massima di 37,5 Nm a 7.500 giri/min, con l'80% disponibile già da 3.000 giri. Il motore è abbinato a un cambio a sei rapporti con frizione antisaltellamento, mentre l’alimentazione è affidata a iniezione elettronica con ride-by-wire . Il rapporto di compressione è di 12:1, con misure caratteristiche di alesaggio e corsa pari a 89 x 64 mm.

La base ciclistica è comune: telaio in acciaio di tipo classico con telaietto posteriore imbullonato, soluzione che unisce una buona rigidità e semplicità costruttiva. All’anteriore lavora una forcella upside-down da 43 mm Showa Big Piston Fork non regolabile con escursione di circa 140 mm per la Tracker e 130 mm per la Thruxton, mentre al posteriore è presente un monoammortizzatore regolabile nel precarico. L’impianto frenante ByBre è composto da dischi singoli e pinza anteriore radiale a 4 pistoncini, mentre il pacchetto elettronico include soltanto il traction control disinseribile, e i cerchi in lega dal design diverso per i due modelli montano gomme semitassellate Pirelli MT60 RS sulla Tracker e Pirelli Rosso IV sulla Thruxton. 173 kg o.d.m. per la prima, 176 kg per la seconda, davvero niente male per questa fascia di prezzo. Voto 8,5

Test Triumph Tracker 400 e Thruxton 400: Comfort ed ergonomia

Sono moto compatte, ma non ci si sta stretti in sella. Il pilota è accolto in modo eccellente e anche quelli un po’ più lunghi si troveranno a proprio agio con una posizione di guida sempre accogliente. Sulla Tracker si sta più rilassati, benchè il manubrio a piega bassa carichi leggermente l’anteriore come una naked sportiveggiante, sulla Thruxton invece l’anteriore è ancora più sotto controllo ma i semimanubri non sono troppo estremi, e sono un piacere da stringere nel guidato accompagnando il corpo da una curva all’altra. L’unico punto debole della triangolazione è la sella, che nella “nuda” è un po’ inchinata in avanti e costringe a stare sempre a ridosso del serbatoio, mentre nella semicarenata ha una superficie liscia un po’ scivolosa che non aiuta nella guida concitata. Pedane ben posizionate, mentre il passeggero è non pervenuto, non perché non c’è spazio per lui ma perché nella nostra prova le moto avevano l’unghia monoposto e non abbiamo verificato la comodità della porzione posteriore. Voto: 7.5

Test Triumph Tracker 400 e Thruxton 400: Piacere di guida

Cosa ci si può aspettare da un monocilindrico da 42 CV su una ciclistica classica e già vista? Questo è quello che abbiamo pensato mettendo il sedere in sella, ignorando il fatto che il peso ridotto e l’equilibrio meccanico/ciclistico che i tecnici inglesi hanno dato a queste due moto, ci avrebbero regalato una marea di divertimento fra le curve infinite della Costa del Sol nel sud della Spagna. La tracker, grazie al manubrio largo e al controllo facile, schizza da una curva all’altra con facilità, forte di un telaio che lavora in maniera eccellente unendo sveltezza e stabilità come farebbe una moto di categoria superiore. È un dettaglio che ci fa capire che è una moto fatta davvero bene, e che lascia passare un po’ in sordina il comportamento non sempre uniforme delle sospensioni, che per i ritmi più spinti sono un po’ morbide (soprattutto dietro). Ciò nonostante, nella quasi totalità delle situazioni di utilizzo quotidiano della Tracker, fanno il loro e danno la giusta confidenza.

Spostandoci sulla Thruxton, abbiamo una moto dalla seduta più distesa e la percezione di una dimensione maggiore. Qui si sente meglio il davanti perché si è più caricati, e con questa impostazione la moto tende a chiudere le curve più rapidamente e ad avere un anteriore più comunicativo. Le sospensioni qui sono tarate in maniera più rigida e sulle strade tutte curve fanno la differenza, accompagnando la moto in movimenti più progressivi e traiettorie più rotonde, una vera goduria quando si prende il ritmo! Per entrambe il motore è un piccolo portento, perché per essere un monocilindrico di piccola cilindrata vibra poco, ha una coppia tutto sommato robusta ai bassi regimi e un’erogazione morbida morbida con on-off assente grazie al by-wire ben tarato, roba che anche molti bicilindrici asiatici di classe superiore si sognano.

Nel complesso sono due moto equilibratissime, capaci di digerire tutti gli stili di guida e fatte per dare confidenza e divertimento. Una nota sulle gomme: le Pirelli Diablo Rosso IV di primo equipaggiamento fanno un lavoro eccellente sulla Thruxton, un po’ meno le MT60 RS della Tracker che si sposano perfettamente con l’estetica ma che non performano come le sorelle sportive. Altro piccolo neo è l’impianto frenante, che nonostante la buona potenza complessiva ha un anteriore poco modulabile con leva spugnosa e che necessita di essere spremuto forte per avere il mordente giusto. È tipico delle moto “economiche” ma qui ci saremmo aspettati un impianto allo stesso livello di tutto il resto. Anche la leva freno anteriore non è regolabile e ha un feeling piuttosto “cheap”. Nonostante ciò, queste motine sono uno spasso. Voto: 8

Test Triumph Tracker 400 e Thruxton 400: rapporto qualità/prezzo

Diciamolo subito, queste due moto non sono le più economiche della categoria, con prezzo di 6.595 per la Thruxton 400 e 6.345 per la Tracker 400, ma sono di sicuro fra le più curate nei dettagli e portano dietro non solo un nome importante ma una filosofia legata alle classic bike che fa parte del “prezzo del biglietto”. Anche la qualità di guida si paga, e nel segmento sono senza dubbio fra i punti di riferimento per divertimento e praticità. Voto: 7.5

Tracker 400 e Thruxton 400: Conclusioni

Non possiamo che promuoverle, sono due moto azzeccate da un punto di vista tecnico e stilistico, ma che forse vanno un po’ a confondersi nell’ampia gamma 400 di Triumph, dove le differenze fra i vari modelli sono davvero sottili e hanno bisogno di essere studiate. Se l’azienda comunicherà in modo corretto, potrebbero diventare il nuovo riferimento del listino per i motociclisti A2, perché sono di fatto le TR-Series più divertenti in circolazione. Saranno disponibili a partire da maggio 2026.
Voto finale: 8

 

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