Quando c'è un valido progetto, è difficile che ne derivino moto poco riuscite, e difatti l’idea di Yamaha di creare attorno a un riuscito bicilindrico di media cilindrata un'intera famiglia di moto si dimostra quanto mai azzeccata.  All’inizio di tutto, la MT-07 si è dimostrata una media stilosa in grado di offrire divertimento ad un prezzo impensabile, poi la XSR ha colto al balzo l'opportunità di competere nel vivace segmento delle modern retrò, quindi la Tracer, nata a furor di popolo, si pone come fresca alternativa nel mercato delle piccole tourer… e chissà mai che a breve non arrivi anche la tanto attesa off road!    
Insomma tre moto, due cilindri, una famiglia, alla portata veramente di tutti. Da un lato le prestazioni sono a misura d'uomo con i motori addirittura sono depotenziabili a 35 kW attirando così anche i detentori di patente A2, dall'altro il rapporto qualità/prezzo è più che valido: la XSR ha un prezzo allineato alle sue poche concorrenti ma offre un piacere di guida inarrivabile, la Tracer è leggera e prestazionale come nessuna del suo segmento, per non parlare della MT-07 che in configurazione senza ABS si può portare a casa a poco più di 6000 euro. 

SU STRADA - Stessa impostazione tecnica, stessa motorizzazione e in pratica stesso telaio… Le tre Yamaha hanno vocazioni ben diverse, ma anche un comportamento dinamico ineccepibile che non deve far fronte a compromessi.
La MT è compattissima, con sella bassa e pedane abbastanza alte, una posizione che permette ottima controllabilità della moto da fermo, ma in movimento si è molto vincolati dalla posizione del manubrio giustamente avanzato per caricare l'anteriore ma troppo stretto, soprattutto per chi è largo di spalle. La XSR sulla carta è la stessa moto, ma due piccole modifiche la rendono completamente diversa: la sella è appena più alta ed il manubrio è decisamente più largo e ravvicinato al busto per una posizione di guida più eretta. La Tracer estremizza questo concetto: il manubrio è ancora più alto e ravvicinato al corpo sebbene inspiegabilmente meno largo, considerata la compattezza longitudinale della moto la posizione di guida risulta molto obbligata, i più alti magari lo preferirebbero posizionato leggermente più avanti. 

Il resto della prova è pubblicato su In Moto n. 11/2016, in edicola.