Bicilindrico contro quattro cilindri, carattere contro pastosità... una diatriba vecchia come la passione ma che fa ancora discutere, anche in un segmento purtroppo poco combattuto come quello delle sport-touring.

LA SUPERSPORT È PIÙ SLIM - Andiamo dritti al dunque vedendo cosa differenzia le due sfidanti: Ducati punta sulla leggerezza, sulla compattezza e sulla facilità di guida; la Supersport è, innanzitutto, una moto minuta ma non per questo costrittiva: a bordo c'è spazio per muoversi perché le sovrastrutture avvolgono la leggera meccanica senza soffocarla e senza ingigantirne le proporzioni; Il gene sportivo è evidente non solo nelle linee: la posizione in sella è caricata verso l'avantreno e la moto da' il meglio di se' a regimi medio alti. Fra i 5 e gli 8.000 giri/minuto il bicilindrico sembra respirare meglio che non in basso dove c'è qualche sussulto di troppo e una leggera nervosità, tipica di questo motore. Ai bassi la pastosità del quattro cilindri Suzuki è inarrivabile.

COL GSX-S È SUBITO FEELING - La GSX-S 1000 F è più ingombrante dell'italiana fra le gambe ma la sensazione è che sia più corta e più svelta nel misto stretto grazie anche ad una ottimale ripartizione delle masse. Anche in sella alla giapponese la schiena rimane leggermente incurvata ma il manubrio molto largo offre un feeling più immediato e un maggiore braccio di leva utile soprattutto a ridotte andature e nel traffico dove ci si muovere con estrema disinvoltura.

SULLE LUNGHE DISTANZE - La grinta non manca a bordo di nessuna delle due sfidanti ma dove il bicilindrico italiano fa muro, il quattro cilindri di derivazione GSX-1000 K5 da 146 cavalli inizia ad urlare come un forsennato: l'allungo è portentoso e galvanizzante. Nonostante ciò nei lunghi trasferimenti autostradali la Supersport risulta più rilassante perché le vibrazioni sono meno insistenti; inoltre la rapportatura piuttosto lunga permette al propulsore di distendersi a velocità autostradali, con evidenti benefici anche per i consumi di carburante. Il manubrio e le pedane della GSX-S sono invece investiti da tremolii ad alta frequenza che alla lunga stancano. Per quanto riguarda il riparo aerodinamico nessuna delle due fa miracoli: i più alti faticheranno a trovare conforto dietro i rispettivi plexiglass.

A TUTTA PIEGA - Il suffisso "Sport" della categoria cui appartengono suggerisce però di limitare i tratti autostradali e, dove possibile, lasciarsi cullare dalle curve. Anche in questo frangente le differenze sono macroscopiche: la Suzuki vince nel misto stretto grazie alla posizione di guida e ad un interasse molto contenuto che le dona maneggevolezza e agilità. La Ducati sul veloce da' invece più confidenza grazie ad una maggiore stabilità e a sospensioni dalla taratura più sostenuta che minimizzano gli ondeggiamenti in fase di percorrenza di curva. La guida, però, è più fisica e meno rilassante. L'italiana vince dal punto di vista della frenata grazie ad un impianto infaticabile e sempre molto modulabile; quello della giapponese (anch'esso firmato Brembo) soffre di leggeri cali prestazionali quando sottoposto ad un uso molto intenso.

QUESTIONE DI ELASTICITÀ - La dotazione di serie della GSX-S 1000F prevede i soli ABS e controllo di trazione (regolabile su 3 livelli) ma grazie all'incredibile elasticità del propulsore non si sente il bisogno di cambiare la mappatura; basta infatti utilizzare una marcia in più del necessario per addolcire tutte le risposte senza ottenere, di risposta, alcun diniego. La Supersport mal sopporta, invece, strappi ma per adattare il carattere al proprio umore basta scegliere il Riding Mode più consono al momento. Il cambio, inoltre, è più duro e meno preciso che non quello della rivale.

LA DUCATI VINCE

È più snella
È più stabile
Ha un corredo elettronico più ricco

LA SUZUKI VINCE

È più maneggevole
È meno faticosa
È più potente