Realizzata per stupire, ha alcune particolarità che la rendono unica, come la trasmissione “a rullo”       Fa pensare a una specie di sopravvissuta a un conflitto nucleare, la Apocalypsis, dopo l’esplosione “definitiva”. Degli “effetti speciali” bisogna ringraziare innanzitutto i responsabili delle aerografie, che si sono sbizzarriti tanto in citazioni bibliche (sul serbatoio) come in scenari di distruzione e in affascinanti guerriere (le donne non mancano mai, tanto meno quando i tempi si preannunciano catastrofici...). Valido il lavoro sui colori fatto da Christian Bertolini e Ivan Motta: la Apocalypsis sa di bruciato! La livrea di questa moto estrema e visionaria come la rappresentazione tangibile di un fumetto di fantascienza, risulta forse l’elemento maggiormente caratterizzante. Questa moto è nata per sfida: frutto di un lavoro lungo e difficile, iniziato con degli scarabocchi fatti quasi per gioco e soltanto in seguito convertiti in un progetto fatto al CAD. Ciò che Emiliano e la sua squadra volevano ottenere era innanzitutto una moto grande, un po’ secondo la logica dei pachidermi spazzati via dall’evoluzione del pianeta, lunga 2 metri e 85 centimetri per permettere l’alloggiamento di un pneumatico posteriore di 360, che la schiaccia al suolo rendendola tanto imponente quanto improbabile. L’aspetto generale doveva essere poderoso, affinché le forme si mantenessero in armonia l’una con l’altra. Il monobraccio mette in evidenza il canale della ruota di dietro, di ben 15 pollici e mezzo. La trasmissione finale è totalmente nuova: la spinta alla ruota posteriore avviene attraverso un sistema di ingranaggi che aziona un pneumatico più piccolo situato prima del principale. Il parafango qui è stato soppresso per godere della vista completa di questa parte indubbiamente originale. Per evitare il problema rappresentato dalla ruota più piccola, quella in “mezzo” - che deve girare in senso opposto alla principale - e vede installato un differenziale che inverte il senso di rotazione. La ruota davanti è di 180, non tanto più piccola quindi. Le due pinze contribuiscono a mantenere un’immagine decisamente potente di tutto questo avantreno artigianale. 11354cne Nonostante le apparenze, la Apocalypsis è snella, essenziale come tutte le sopravvissute: da notare la sella di pelle “carbon” nera e argento, minimalista, con i due scarichi in acciaio lucidato proprio sotto, che la fanno sembrare quasi un pezzo indipendente, come un piccolo reattore. La trasmissione primaria adesso è a cinghia. La frizione idraulica con comando a piede appartiene a una Ducati 1198. A confronto con un’estetica tanto d’impatto, il motore di questo giocattolo gigante risulta un po’ sproporzionato, unica condizione possibile, del resto, per rimanere nelle dimensioni desiderate senza rischiare l’asintonia dell’insieme. Il serbatoio contiene l’olio e la benzina in due depositi separati, saldati al telaio che resta visibile come una spina dorsale tra i due polmoni. I fanali (due strisce di led, una allo xeno e l’altro con lente) sono incastonati in uno spazio ovale centrale, fatto a mano come quasi tutto il resto, in alluminio ricavato dal pieno. Il manubrio contrapposto è montato a rovescio, in modo che la sua linea quadri con quella generale della moto. Il cambio a mano nasce anche quello dall’intenzione di conservare un’estetica lineare e in qualche modo perfino un po’ classica, se è concesso il termine in questo trionfo di futurismo. A questo proposito, altro dettaglio in tema è il sistema elettrico, che dispone di un sensore che si accende non appena ci si avvicina alla moto. Più fumetto di così...