Tra gennaio e settembre 2020, le immatricolazioni di moto nei cinque maggiori mercati europei - Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito - hanno raggiunto le 708.503 unità, una diminuzione del -3,3% rispetto ai primi nove mesi del 2019. L'andamento attuale del mercato motociclistico europeo registra però un miglioramento rispetto ai primi sei mesi dell'anno, quando a causa della pandemia le immatricolazioni erano calate del 17%.

Ottimo invece il trend dei ciclomotori, che da gennaio a settembre 2020 ha venduto 205.668 esemplari nei mercati europei dove è più florido - Italia, Olanda, Spagna, Francia, Germania e Belgio -: rispetto allo stesso lasso di tempo del 2019, è un +6,4%.

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INIZIA LA RIPRESA POST-COVID

"I dati di registrazione dei primi nove mesi dell'anno mostrano che il settore sta lentamente iniziando a riprendersi dai mesi molto difficili di marzo e aprile 2020 che aveva sottoposto il settore a uno stress finanziario senza precedenti - ha commentato Antonio Perlot, segretario generale ACEM, l'associazione europea dell'industria motociclistica -. La situazione resta delicata e l'incertezza creata dall'epidemia di COVID-19 non è ancora finita".

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"Detto questo, ci sono motivi per essere ottimisti - continua Perlot -. La recente decisione delle istituzioni UE di prorogare il termine limite per la vendita dei modelli Euro 4 fino al 31 dicembre 2021 aiuterà sicuramente l'industria motociclistica a fronteggiare meglio questa crisi. Inoltre, la crisi del COVID-19 crea opportunità per i responsabili politici di ripensare alla politica dei trasporti locali. La crisi ha chiaramente dimostrato che l'eccessivo affidamento sui trasporti pubblici può creare vulnerabilità nei sistemi di trasporto delle città. Un approccio migliore preferibile sarebbe quello di trovare un equilibrio tra i diversi modi di trasporto. Una migliore integrazione delle due ruote nel mix di trasporto, ad esempio, può ridurre gli attuali rischi di funzionamento a pieno regime delle reti di trasporto pubblico".

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