Ritrovare il bandolo della matassa, e provare a ripartire da lì. Lo avevamo predetto, chiaramente, poco più di un mese fa: lo scontro di potere all'interno del Consiglio di amministrazione Harley-Davidson avrebbe portato ad una necessaria rimodulazione delle strategie del brand. E puntualmente, la previsione si è avverata. Con importanti sfide future da affrontare non poteva, infatti, essere altrimenti: il 2021 era stato indicato come un anno di svolta per il marchio, con tantissime novità in arrivo e “nuove strade” da intraprendere; ma con un presente funestato dall’emergenza coronavirus e da una situazione di mercato sfavorevole - gli ultimi dati relativi al primo trimestre 2020 parlano di un fatturato sceso dell’8% e di un meno 17,7% di immatricolato a livello globale - si corre ai ripari. Anzi, a dire il vero, si può parlare di un vero e proprio ripensamento e parziale dietrofront: la priorità è ora puntare a ritrovare (e rinsaldare) la propria identità.

IN CHE MODO?

Come noto, nell’ultimo periodo - con l’arrivo dell’elettrica LiveWire e delle novità Pan America e Bronx - avanguardia di una serie di modelli motorizzati con il nuovo V2 raffreddato a liquido, che avrebbero dovuto tracciare un nuovo corso per il marchio, diversificandone la produzione - si stava cercando di operare un rinnovamento importante all’interno di un brand tradizionalmente conservatore e legato alla propria storia. Tutto azzerato, quindi? Non proprio, meglio parlare di deciso ridimensionamento del progetto. Se da un lato, infatti, molto probabilmente la crossover Pan America e “l’anti Diavel” Bronx arriveranno sul mercato, la decisione è comunque presa: per prima cosa, Harley deve essere soprattutto Harley, tornando a far risplendere quell'ecosistema cromato che da sempre la identifica come la culla della civiltà custom.

PUNTI PRINCIPALI

La ripartenza, o il ricablaggio (The Rewire, come lo chiamano loro) seguirà i seguenti punti principali, attraverso un piano strategico operativo quinquennale:

1) Rinforzare i punti di forza del marchio e bilanciare meglio l’espansione in altri segmenti;

2) dare priorità ai mercati più importanti (qui, probabilmente, si tenterà, da un lato, di riconquistare quote in patria, dall’altro, di accaparrarsi una fetta della ricca torta degli emergenti);

3) rivalutare i tipi di prodotto da lanciare per assicurarsi il massimo impatto sul proprio pubblico (e qui il riferimento è allo zoccolo duro del brand);

4) potenziare piattaforme P&A e GM prestando maggiore attenzione all’e-commerce;

5) ottimizzare la struttura organizzativa, modelli operativi (probabilmente snellendoli) e costi, per ridurre la complessità di gestione ed evitare sprechi.

In che termini il nuovo corso verrà ridimensionato? Beh, sarà difficile che vedremo arrivare i famosi 100 nuovi modelli entro il 2025 annunciati un paio di anni fa; o meglio, forse arriveranno, ma quelli di “rottura” rispetto alla tradizione saranno probabilmente meno. E qui, giocherà un ruolo fondamentale il modo in cui verranno accolti (ammesso che siano confermati) i primi. Con un avvertimento: cambiate disco! “Born to be Wild” è una colonna sonora meravigliosa, ma per una Pan European o una Bronx, no, non va bene. Capito Harley? 

Lussemburgo: niente quarantena per i motociclisti