I monopattini elettrici sono un fenomeno nuovo nel nostro Paese. Una novità che, però, si è ritagliata prepotentemente il suo spazio: nati come mezzo per incentivare la mobilità urbana sostenibile, si sono trasformati in una tendenza pericolosa a causa dell’utilizzo improprio e irresponsabile di molti utenti.

Specialmente nelle grandi città, è facile sentir parlare di incidenti che coinvolgono i monopattini (ve ne abbiamo raccontanti davvero molti): dalle “gite” in autostrada alle gare notturne clandestine. Quello che preoccupa, oltre a una regolamentazione non chiara sull’uso di questi mezzi, è la totale noncuranza del pericolo da parte di chi guida. Sfrecciare in mezzo alle auto (spesso in coppia), passare a gran velocità sulle strisce pedonali o gettare monopattini per strada o sui marciapiedi non è solo irresponsabilità ma anche mancanza di rispetto per gli altri. Pochi controlli? Forse, ma anche quando ci sono abbiamo assistito direttamente a richiami da parte delle forze dell’ordine completamente ignorati.

È chiaro che urge al più presto una soluzione prima che il fenomeno sfugga di mano (o forse l’ha già fatto…), ma se in Italia la situazione è questa, cosa accade varcando i confini?

Milano, giovane sul monopattino investito sulle strisce pedonali

Le regole

In materia di monopattini, l’Italia è sicuramente indietro. Il boom c’è stato dopo il lockdown, a differenza di altre nazioni che hanno a che fare con questi mezzi da molto più tempo. A oggi, secondo la legge 28 febbraio 2020 n. 8, il motore elettrico del mezzo non deve superare i 500 watt mentre la velocità non deve andare oltre i 25 km/h sulle strade urbane e 6 km/h sulle strade pedonali. Il nodo che al momento non sembra sciogliersi riguarda i tratti idonei alla circolazione: non è ancora chiaro e questo sta causando numerosi problemi. Quanti monopattini vengono abbandonati sui marciapiedi, pur essendo vietato?

Cosa succede negli altri Paesi

Facendo una panoramica su varie città europee si nota come le leggi cambino notevolmente. Prendiamo Londra. Qui non è permesso guidare il monopattino sulle strade pubbliche, chi lo fa si becca una multa di 300 sterline e anche sei punti in meno sulla patente. È consentito andare solo lungo le strade private (e quindi serve anche il permesso del proprietario), serve una patente (visto che sono considerati mezzi a tutti gli effetti), bisogna pagare delle tasse e superare annualmente il MOT, test sulla sicurezza dei veicoli. Niente di paragonabile alle norme che abbiamo in Italia.

Anche in Svezia le regole sono più rigide. In molte città europee, il limite massimo di velocità è 25 km/h, ma qui è stata abbassata a 20. Sempre nella penisola scandinava, in Danimarca, c’è la possibilità di limitare il numero dei mezzi e di farli parcheggiare solo in specifiche aree della città. Se il monopattino ostacola il passaggio dei pedoni, o viene lasciato di fronte alle porte, il guidatore si becca una multa di 35 euro. In Belgio ecco altre regole. La più importante è sull’età: 18 anni è il limite minimo per guidare. La velocità massima è di 25 km/h e si può andare anche sul marciapiede purché si vada a passo d’uomo. A Lione, infine, stanno pensando di rendere obbligatorio il casco.

Considerazioni

Premesso che ogni realtà va considerata a sé – con sensibilità e abitudini differenti – non si può evitare di riflettere sul fatto che il fenomeno dei monopattini in Italia si stia lentamente trasformando in un gioco pericoloso. Sebbene ci sia da parte delle istituzioni la volontà di sensibilizzare sulla mobilità sostenibile, andrebbe prima verificato l’ambiente in cui il monopattino si inserisce. Almeno prima di dare l’ok a numerosi servizi sharing, uno dietro l’altro. Gli episodi di questi mesi parlano chiaro: siamo davvero pronti a gestire questa nuova mobilità?

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