Speravamo che la quarantena, il lockdown, il virus e tutti i problemi che ne sono conseguiti ci avrebbero reso persone migliori. Almeno più responsabili. A quanto pare, non è andata così. Abbiamo riconquistato una piccola parte di libertà. Lo abbiamo fatto con sacrifici, ma in nome di qualcosa di più grande: la salute e la sicurezza, messe al primo posto. Ed è possibile che dopo tutti questi sforzi, invece di riassaporare l’ebbrezza di stare all’aria aperta, si ceda così facilmente all’incoscienza? Con le restrizioni cadute, i motociclisti sono finalmente tornati in sella, ma sono bastati pochi giorni per far impennare il numero degli incidenti su strada. C’è chi ha perso la vita, come se le morti di questi mesi non fossero abbastanza.

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Da nord a sud

Nessuna regione italiana esclusa, gli incidenti motociclistici hanno registrato un picco da nord a sud, con la fine delle restrizioni. Qualche esempio? Il 30 maggio, un 26enne romano ha perso la vita sulla Salaria, nel reatino. Contemporaneamente, a Gravere (alle porte di Torino), altre due persone sono morte: un uomo di 42 anni e una donna di 39, insieme sulla Yamaha R1 di lui, sono stati colpiti da un motociclista in sella a un T-Max Yamaha che avrebbe perso il controllo del mezzo. Il 1° giugno altri due nomi si aggiungono alla lista. Sono quelli di padre e figlia che stavano facendo una gita in moto. Di nuovo un impatto fatale: i due, in sella a una Bmw, stavano percorrendo in discesa la strada Cadorna sul Monte Grappa quando una Kawasaki avrebbe invaso la corsia opposta di marcia e li ha presi.

Parola d’ordine: responsabilità

A volte è quasi impossibile evitare un incidente. Entrano in gioco forze che sfuggono al nostro controllo. Ma spesso basta guidare con responsabilità e prudenza, caratteristiche che molti motociclisti sembrano aver lasciato nel garage. Per questo motivo, alcune regioni come il Trentino, stanno già adottando misure preventive: si parla di campagne di prevenzione e della possibilità di fissare limiti di velocità su alcune strade particolarmente pericolose.

Gli appassionati hanno tutto il diritto di godere dell’adrenalina che la moto regala: ci sembra il minimo, dopo i lunghi mesi trascorsi in casa. Questo non significa comportasi come degli incoscienti e venire meno alle leggi che regolano il Codice della Strada. Abbiamo combattuto duramente contro un nemico invisibile e proprio adesso che le cose stanno migliorando vogliamo diventare noi stessi il nemico? Quando non è la sfortuna a fregarci... prudenza ragazzi. Sempre!

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