Sono stati mesi difficili per tutti, compresi i benzinai che più volte hanno protestato chiedendo maggiori tutele per la loro categoria. Proteste che sono culminate nello sciopero di 48 ore delle aree di servizio autostradali del 13 e 14 maggio. Ad accompagnate il malcontento, un continuo ballo dei prezzi del carburante che oggi pare salire. Era inevitabile: prima la ripresa delle quotazioni del petrolio (di nuovo sopra i 30 dollari al barile) e poi l’aumento dei prodotti della raffinazione. Al self service, il prezzo medio nazionale della benzina è salito a 1,366 al litro (nella settimana del 18 aprile era a 1,356 euro). Stesso discorso per il prezzo del diesel: da 1,247 euro a 1,256 euro al litro. 

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Post lockdown

È inaccettabile che i prezzi, non appena finito il lockdown, ricomincino istantaneamente a salire, interrompendo la lenta discesa che, per via del crollo del greggio, durava da settimane" afferma l'Unione nazionale consumatori che definisce “Vergognoso” l’aumento dei prezzi del carburante registrato dal Ministero dello Sviluppo economico. Per mesi, le persone sono state costrette a casa, ma da alcune settimane sono ripartite molte attività fino al culmine del 18 maggio, con la ripresa totale della circolazione: andare a fare rifornimento è tornato a essere una necessità primaria per tutti. “Anche se per ora il rialzo è minimo, circa 1 centesimo al litro, su un pieno di 50 litri di carburanti c'è comunque un aggravio di 50 centesimi, 0,501 euro per la benzina e 0,449 euro per il gasolio” spiega l’Unc. “Il timore è che la prossima settimana possa andare ancora peggio”.

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