Nella nostra videointervista esclusiva, il patròn della Borile Motociclette si racconta a ruota libera: ci spiega le vicende per le quali la sua azienda ha smesso di produrre le sue particolari moto artigianali dopo aver annunciato un rilancio nel 2018, a cosa sta lavorando attualmente, la situazione del kartodromo intitolato al figlio Riccardo Borile e le difficoltà di Vò, la cittadina dei colli Euganei che è stata tristemente l’avamposto del Coronavirus.

"Mi hanno truffato"

“Ho incontrato persone che hanno approfittato del mio nome e delle mie modeste capacità per truffarmi… ", ci racconta Umberto Borile.

"Mi hanno fregato la mia MDV, che è un protitipo, il mio magazzino. Il giudice mi ha dato ragione, l’ufficiale giudiziario è andato ma ha trovato il magazzino completamente vuoto.

"Ma io la MDV la rivoglio: mi è costata 750 ore di lavoro e il magazzino è la mia vita. Non è giusto che un truffatore si appropri così delle cose degli altri. Ci ho messo due mesi per capirlo, perché faccio fatica a pensare che una persona che si presenta bene venga a truffare proprio me, per guadagnare poi cosa? Ladro di polli, vai a truffare Briatore… comunque la colpa è mia", aggiunge Borile. "Devo svegliarmi, questo è il problema.

"Anche con la Ducati Scrambler, che sono andato in Ducati e l’ho fatta vedere a Del Torchio… e tutti entusiasti a farla… ho sbagliato io, ma mi sembrava di chiedere troppo. Sono ancora uno che dà peso alla parola… “ aggiunge Umberto Borile.

Per ascoltare tutta l'intervista, guarda la nostra videochiamata con Umberto Borile

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