In questi giorni si è molto parlato della decisione presa dall’UE di ridurre le emissioni di CO2 del 55% entro il 2030 per poi proseguire con il totale azzeramento delle emissioni entro il 2050. Una decisione che ha scosso l’intero settore automotive e ha colpito anche aziende molto lontane dall’Europa come Yamaha, che forte della sua posizione sul mercato del Vecchio Continente si è subito mossa per riesaminare gli obiettivi del suo piano ambientale 2050, lo stesso che la Casa di Iwata formulò già nel 2018.

Tracer 9: la Crossover Yamaha protagonista del mercato di giugno

Strategia verso la neutralità

L’Azienda motociclistica nipponica ha fatto dunque sapere tramite un comunicato di aver fissato un nuovo obiettivo: puntare alla neutralità del carbonio in tutte le fasi delle sue attività commerciali, anche attraverso i cicli di vita dei suoi prodotti – quindi come risultato diretto delle attività aziendali -, entro il 2050.

Seguendo un po’ la stessa linea predisposta dall’Unione Europea, quindi, anche Yamaha punta verso la realizzazione di una società a emissioni zero nel 2050, con la proposta di nuove forme di mobilità uniche - oltre alle classiche motociclette e scooter – e con un impatto ambientale ridotto e basse emissioni di CO2 durante l'intero ciclo di vita del prodotto, dall'approvvigionamento e produzione delle materie prime all'uso e allo smaltimento.

Alimentazioni più efficienti e a zero emisisoni

Una politica, quella messa sul piatto della bilancia dalla Casa di Iwata, che mira a ridurre ulteriormente anche la CO2 emessa per persona durante il movimento. Nei punti chiave del “Piano Ambientale 2050” redatto da Yamaha, infatti, ci sono anche l’utilizzo di fonti di alimentazione più efficienti, il passaggio a fonti di alimentazione a basse emissioni e il sostegno verso l'uso della mobilità personale a ridotto impatto ambientale.

Moto elettriche, ANCMA: ottima crescita nel primo semestre 2021